Where’s My Roy Cohn?

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7.0 Awesome
  • voto 7

All’ombra del Potere

In tempi di fake news, non stupisce che esistano storie di vita che appaiono sin troppo cesellate ad arte per risultare vere. E invece lo sono. In una misura tale da generare inevitabilmente qualche riflessione. Where’s My Roy Cohn? – presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019 – di Matt Tyrnauer è un documentario. Un appassionante ricostruzione esistenziale di un assai influente cittadino americano di cui i più hanno ignorato -e continuano a farlo – l’esistenza. Una vita così incredibile che in alcuni momenti pare di assistere nuovamente ad una replica, estremizzata. di Zelig (1983) di Woody Allen. Roy Cohn, avvocato e oggetto dell’indagine, è davvero una divinità del paradosso ambiguo, se volessimo porla in questi termini. Nato nel 1927 da famiglia ebraica, suo padre è stato un influente membro del Partito Democratico. Bruttino ma carismatico, Roy intraprende decisamente un’altra strada. Diviene in giovane età determinate collaboratore del tristemente noto senatore repubblicano Joseph McCarthy, aiutandolo in modo decisivo nel porre in atto la sua caccia alle streghe di presunta ideologia comunista. Non solo. Roy Cohn si propone come fustigatore dei costumi morali celando al mondo sociale e politico la propria omosessualità. Fatto che lo porta a contornarsi di belle donne usate come “copertura” alla sua promiscuità estrema. Il potere è la sua fissazione. Una sorta di incarnazione dell’american dream vissuta ed allevata su un piano completamente sbagliato. Una mente lucida al servizio della meno nobile delle cause. Attaccare con insistenza per impedire al “nemico” di argomentare. Come in guerra. Vanta amicizie con molti pezzi grossi. L’ex Presidente Ronald Reagan in primis. Quindi il capolavoro: diventa una specie di amico/pigmalione dell’attuale Presidente statunitense Donald J. Trump. Modello di scaltrezza evidentemente ben assimilata. Cohn verrà scaricato da suo fedele alleato appena le proprie tendenze sessuali saranno rese note, anche a causa dell’insorgere dell’AIDS. Muore per complicazioni dovute alla malattia nel 1986, a nemmeno sessant’anni di età.
Ci sono uomini talmente “drogati” di Potere da cibarsene alla luce del sole, sotto ogni riflettore possibile e immaginabile. Poi esistono persone che lo stesso Potere lo succhiano di nascosto, al riparo dai fari della Storia. Pericolosi perché pressoché invisibili. Where’s My Roy Cohn? rievoca, attraverso una messa in scena classica di immagini d’epoca e interviste, sia datate che attuali, una di queste figure. La parte politica “incriminata” – quella repubblicana – ha prevedibilmente accusato il regista Tyrnauer di aver girato un documentario militante. Ma non può negarne la morale di fondo, applicabile in chiave universale: Il Potere logora, spinge alla menzogna continua fino alla trasfigurazione totale dell’individuo. Indubbiamente portato a livello genetico, nel caso di Roy Cohn, ma protagonista di un’escalation di corruzione morale davvero con pochi eguali. Un Quarto Potere del documentario forse un po’ prevedibile nella forma e tuttavia ineccepibile nella sostanza, anche per comprendere meglio determinati giochi che sempre si svolgeranno dietro le quinte di ciò che viene mostrato a noi comuni mortali. Cioè qualche misero decimale di percentuale rispetto alla realtà effettiva delle cose. Poiché, come sempre accade, è la demagogia a fare breccia tra coloro che non prestano quella dovuta attenzione in grado di spingere ad un’informazione più completa. Non solo negli States, ovviamente…

Daniele De Angelis

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