Vouta

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Stop the Pigeon

Anche quando si tratta di cinema breve, la filmografia greca recente può vantare esiti quanto mai interessanti. L’impressione è spesso quella di lavori non perfettamente centrati, ma in grado di smuovere qualcosa nello spettatore. Suscitando cioè una reazione emotiva o all’occorrenza riflessioni più ampie su un quadro sociale indubbiamente precario. E con un’impostazione estetica, oltre che etica, non trascurabile: tale è ad esempio la sensazione lasciata da Naturally, il cortometraggio di Dimitrios Stasinopoulos visionato qualche settimana fa all’IndieCinema Film Festival.

Pure nel corso del 32° Trieste Film Festival abbiamo rintracciato un prodotto con prerogative valide. Seppur con qualche pecca a livello di scrittura che può attutirne l’impatto. Trattasi di Vouta, inserito nella prima tranche del Concorso Corti. “Vouta” in greco vuol dire “tuffo libero”. Ed è anche il nome di una popolare varietà di piccioni, che per l’appunto sono soliti raggiungere altezze elevate, così da lanciarsi in picchiata verso il suolo, salvo poi riprendere quota all’ultimo. La valenza metaforica di tale immagine ci sembra quasi scontata. Specie nella Grecia di oggi.
Come a corroborare la natura polisemica del soggetto messo in scena, proprio dal regista Dimitris Zahos, di stanza ad Atene, abbiamo appreso che allevare questi particolari piccioni sui tetti resta pratica molto diffusa, nel centro della città.

Co-prodotto dalla TV greca, sostenuto da un efficace mix di attori già formati e interpreti non professionisti, Vouta elabora lo spunto di partenza ritagliando una serie di rapporti umani delicati, complessi, intorno al disagio giovanile avvertito da subito nel protagonista. Con respiro quasi “kenloachiano”, le giornate di Christos vengono descritte in un continuo alternarsi di diatribe sul lavoro, un ruolo da apprendista ottenuto peraltro da poco, e problematiche per niente facili da affrontare a livello famigliare. Sicché il ragazzo è costretto in più di un’occasione a “buttarsi a capofitto” nella vita, un po’ come gli adorati piccioni ai quali fa spesso visita, sul tetto di un commerciante suo amico. Lanciarsi in picchiata, anche a rischio di sbagliare. Ma con un codice etico tutto suo che in filigrana si lascia apprezzare, specie se rapportato alle difficili scelte imposte dal comportamento del padre, appena uscito di prigione, o da quello di un coetaneo molto meno maturo di lui, che della loro amicizia tende ad approfittarsi un po’ troppo creandogli problemi anche sul lavoro.
Dimitris Zahos non sempre domina un simile materiale narrativo, procede un po’ a strappi, ma nell’effervescenza di fondo del corto (un’esuberanza tanto narrativa quanto stilistica) riesce a condensare umori e immagini, il cui timbro ora suadente e ora ruvido ben si addice alla caparbia generosità del protagonista.

Stefano Coccia

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