Holy Father

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Il padre nella nebbia

Il difficile rapporto con i genitori, soprattutto in caso di loro separazione, non è di per sé un argomento originale; lo diventa quando il proprio padre diventa Monaco e va a vivere in un monastero isolato dal mondo. È la sinossi del bel documentario di Andrei Dascalescu, Holy Father (Tatăl nostru, in rumeno), in concorso alla 32a edizione del Trieste Film Festival: nato dalla personale esigenza di conoscere il genitore assente da anni e di capire la motivazione della sua scelta, prende forma raffinata visivamente e profonda empaticamente, mostrando da un lato la bellezza serena degli eremi del monte Athos e dall’altro il difficile ‘mestiere’ del genitore.

Genitori si nasce o si diventa? Quando Paula, la compagna di Andrei, scopre di aspettare un bambino, la scelta di tenerlo è indubbia, ma le paure, sulla scorta delle pregresse esperienze familiari, sono tante. Paula ed Andrei, infatti, sono entrambi figli di coppie divorziate; se il padre di lui è assente, nel caso di Paula è il rapporto con la madre ad essere ostico: alla notizia della prossima gravidanza della figlia, mentre il padre si preoccupa solo che lei ne sia felice, la madre reagisce considerando il bambino ‘un problema’. Anche la reazione dei nonni è ambivalente: quella della nonna di Paula, identica a quella della madre, quella dei nonni di Andrei di pura gioia. Eppure, la bellezza di questa giovane coppia è nel loro esserci l’uno per l’altra ed essere pronti a vivere questa nuova vita insieme nonostante gli esempi dei loro genitori. Sulla base di questo, Andrei decide di mettersi in viaggio per ritrovare il proprio padre, fisicamente ed emotivamente.

Auto, traghetto, ancora auto: il viaggio verso il monte Athos è anch’esso lungo fisicamente ed emotivamente; le domande che Andrei si pone nel tragitto sono tante: come ci si rapporta ad un padre andato via per diventare Monaco? come si affronta il confronto con il divino? Il padre nella nebbia, lo definirà durante la loro scalata verso la cima del monte che domina la penisola. Padre fisico e spirituale, nebbia tangibile e della memoria; il padre Constantin della foto che Andrei porta con sé si è trasformato nello spirituale padre Calinic, ha scelto la sua strada. Eccola, la scelta, altro punto nodale della storia; ognuno sceglie la propria strada, dice il pacato Calinic. Lui ha trovato la sua nella Chiesa e nella pace di uno dei monasteri dello stato monastico autonomo del monte Athos, in una vita di lavoro e preghiera scandita dal suono del semandron. Come Cristo disse ai suoi discepoli lasciate tutto e seguitemi, così Costantin se n’è andato e si è lasciato tutto alle spalle, la vita, il figlio, il passato. Ma il passato non è sepolto. Se il distacco di padre Calinic nel loro primo incontro è dettato dal suo non essere pronto a riaprire vecchie ferite, e lo vediamo allontanarsi come immagine sfocata, nel film come nella vita, nella sua seconda visita al monastero, l’ultima prima della nascita della propria bambina, Andrei troverà le risposte alle sue domande e soprattutto il Constantin della foto, suo padre sulla montagna.

Michela Aloisi

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