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Until Tomorrow

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VOTO: 8

Basta che non si sappia

Lo scorso Ottobre il pubblico italiano ha potuto vedere Kafka a Teheran, il film a episodi che Ali Asgari ha co-diretto con il connazionale Alireza Khatami, uscito nelle sale nostrane qualche mese dopo l’anteprima mondiale al 76º Festival di Cannes. La pellicola svela coraggiosamente i nonsense di un sistema che controlla, sanziona, regola, ogni aspetto dell’esistenza dei cittadini. Lo fa attraverso piccole storie comuni, raccontate con semplicità e non senza ironia, ma in cui ben si percepisce tutto il peso e la repressione del regime iraniano. Se gli episodi fossero stati dieci invece che nove, probabilmente quello mancante sarebbe potuto essere incentrato sull’assurda vicenda di Fereshteh, studentessa, impiegata in una tipografia e ragazza madre, con una bimba di due mesi avuta dal suo ex fidanzato, che non ha mai voluto saperne chiedendole insistentemente a suo tempo di abortire. Motivo per cui ha tenuto i genitori all’oscuro della sua maternità, ma ora questi, con breve preavviso, stanno per venirla a a trovare nel suo appartamento. Fereshteh deve trovare qualcuno cui lasciare la figlia illegittima per una notte, per nasconderlo. Ciò che a prima vista sembra risolvibile con una telefonata ad alcuni amici si trasforma presto in un incubo. Con l’aiuto dell’amica Atefeh, si lancia in un’odissea per la città che si rivelerà piena di ostacoli.
Scatta così una vera e propria corsa contro il tempo tra le strade di Teheran sulla quale il cineasta iraniano ha deciso di costruire il plot di quello che è stato il suo lungometraggio precedente, il secondo in carriera. Si tratta di Until Tomorrow (Ta farda), rielaborazione sulla lunga distanza del cortometraggio da lui stesso diretto nel 2014 dal titolo La bambina (Bacheh), che finalmente sarà distribuito nelle nostre sale grazie a Cineclub Internazionale a due anni dalla première alla Berlinale 2022, alla quale sono seguite altre importanti tappe nel circuito festivaliero, compresa la più recente nel corso della 33esima edizione del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina, laddove il regista ha presenziato anche nelle vesti di giurato. Quella nella kermesse milanese è stata dunque un’anticamera di un imminente rilascio sui nostri schermi di un film che merita tutto il bene e l’attenzione di questo mondo per le qualità espresse che vanno dal livello di tensione mista ad angoscia che la fruizione raggiunge (vedi le scene dell’ospedale) alle potentissime interpretazioni (su tutte quella della bravissima e intensa Sadaf Asgari) e soprattutto per il coraggio dimostrato ancora una volta da Asgari nel trattare tematiche scomode e per nulla gradite al regime iraniano.
Con Until Tomorrow il cineasta prosegue il suo ritratto dei giovani del Paese in lotta per il riconoscimento dei loro diritti, all’interno di un sistema ancora rigido e ipocrita. I giovani del film, in questo caso una ragazza con la propria bambina illegittima e la sua migliore amica, sono qui alle prese con situazioni quali gravidanze indesiderate e aborto. Questa situazione-limite costringe la protagonista a confrontarsi faccia a faccia con la sua condizione di ragazza madre, con tutto ciò che ne consegue in una nazione che lo vede come un reato, ma anche con tutti gli altri aspetti del mondo e della cultura iraniani: dall’autoritarismo degli uomini all’arretratezza delle donne a cui chiede aiuto, dall’ossessione per le responsabilità legali all’indifferenza istituzionale per chi non sta alle regole, senza dimenticare la presenza spaventosa della polizia segreta che è sempre lì a vigilare. Scorrendo l’elenco delle minacce e degli ostacoli contro i quali Fereshteh dovrà scontrarsi nell’arco delle ventiquattro ore circa che circoscrivono la timeline manca all’appello la componente religiosa e morale, che si sa essere altra questione non da poco da quelle parti e non solo. Asgari preferisce non tirarla in ballo, ma indirettamente se ne avverte l’ombra in certe dinamiche e forme mentis che aleggiano neanche troppo velate nel racconto e nei personaggi. Le tematiche affrontate in Until Tomorrow sono comunque molte e dal peso specifico rilevante. Abbastanza per stratificare, dare sostanza e contenuti a un’opera che oltre a denunciare e puntare il dito verso l’ipocrisia di una società dalle rigide regole morali e bigotte, lancia allo spettatore di turno una serie di importanti input validi come interrogativi o spunti di riflessione.

Francesco Del Grosso

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