Treno di parole – Viaggio nella poesia di Raffaello Baldini

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  • voto 8

Un Treno di emozioni

Un film che vuol essere documentario, un documentario che emoziona come un film; questo è Treno di parole – Viaggio nella poesia di Raffaello Baldini, di Silvio Soldini, presentato a Ravenna durante i Parlamenti di aprile del 2019, settima edizione della rassegna organizzata dalla compagnia Teatro delle Albe presso il Teatro Rasi. Ideato e sceneggiato da Martina Biondi, che ha “tirato fuori dal cassetto” il lavoro fatto dal marito, la registrazione delle poesie di Baldini lette da lui, con l’idea di portarle fuori dalla Romagna, racconta la vita del giornalista e importante poeta dialettale Raffaello Baldini: vista attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuto, la figlia, i colleghi del giornale, gli amici; testimoniata da scrittori, poeti, artisti; ma soprattutto vissuta attraverso la sua voce e le sue poesie.

Introdotta da un’esplosione di fiori bianchi, accompagnata da una musica vivace ed immagini in libertà, la storia si dipana da Lello bambino, con il ciuffo leccato “che doveva tenere indietro con una molletta”, al redattore di pagine culturali di Panorama, preciso e rispettoso del lavoro altrui, disegnando un uomo gentile, pacato, timido, timoroso di essere invadente, profondo, ritroso, generoso, curioso, che raccontava di mondi sconosciuti; nel giornalismo degli anni 80, non era un protagonista per scelta; faceva un lavoro nascosto, immergendosi piuttosto nel mondo dialettale per scrivere poesie.

Il dialetto. Il poeta Baldini, nato e cresciuto a Santarcangelo, isola linguistica della Romagna, ha imparato il mondo in dialetto, è la sua identità. Un dialetto che può esprimere cose che in italiano non esistono, che ha una sua musicalità, un suo ritmo, che Lello suona con gli strumenti della sua poesia, con gli endecasillabi, con i settenari. Gli stessi numeri, a suo dire, è come se fossero sull’attenti in italiano e a riposo nel suo dialetto. Il buco, la porta, la neve, Baldelli scrive e recita le sue poesie con l’urgenza del dire e le capacità di un attore. Più ancora che poesia dialettale, è una poesia teatrale, che presuppone un pubblico ed un io recitante. È non a caso autore anche di monologhi teatrali, Lello, portati in scena da Gigio Alberti ed Ivano Marescotti (Zitti tutti, La Fondazione). In particolare, La Fondazione, rappresenta forse il testamento ultimo del poeta; raccontando la storia di un uomo legato a tutti gli oggetti del suo passato, nei quali ritrova la sua identità e dei quali non vuole liberarsi, rappresenta in fondo l’anima del poeta, nostalgico e desideroso di tener in vita la memoria anche delle cose più piccole e sfuggenti che si perdono nel flusso della vita. La nostalgia impalpabile, che permea tutta la poesia di Baldini.

Sensibile come tutti gli artisti, sereno e gentile, Lello ha vissuto a Milano pur rimanendo sempre immerso profondamente nel suo mondo, in quell’angolo di provincia che sa descrivere con tenerezza e con l’ironia del suo dialetto, punto d’incontro tra musica poesia narrazione e teatro. Nella sua semplicità, Raffaello Baldini con la sua poesia, riesce a dare “colore al tempo”. E cosi riesce a fare anche questo film, a lui dedicato. Non una biografia, ma il racconto delicato di un’anima.

Michela Aloisi

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