The Perfect Candidate

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Il diritto di esistere

Per alcuni film vale la regola in cui la storia e il forte legame con l’attualità emergono sin dai primissimi secondi e sono proprio questi i punti di forza. The Perfect Candidate di Haifaa Al Mansour rientra in questa categoria. Quando ci si approccia a opere così, se solo si conosce già chi c’è dietro la macchina da presa, si sa che nulla di ciò che si racconta sarà avulso dalla realtà. La regista de La bicicletta verde (fu presentato in Orizzonti nel 2012) ci mostra immediatamente la protagonista (resa intensa e determinata dalla prova attoriale di Mila Al Zahrani) nel proprio quotidiano. La giovane si reca a lavoro in ospedale con l’entusiasmo che deriva da chi possiede la vocazione medica e si scontra con la condizione di essere un dottore donna. La situazione viene resa ancora più complicata dallo stato pessimo in cui versa la strada che conduce al pronto soccorso. Mossa dal desiderio di mutare le cose partendo proprio da ciò che più la tocca, Maryam trasforma una firma su un foglio nata da un fraintendimento (volutamente non vi specifichiamo troppo in merito) in un’occasione per la vita (sua e della collettività), decidendo di sfidare il sistema patriarcale e candidarsi alle elezioni del consiglio municipale con l’obiettivo primario di riparare il manto stradale. «Attraverso il suo percorso, voglio mostrare una visione ottimista del ruolo che le donne saudite possono ricoprire nella società unitamente al contributo che possono dare nell’atto di forgiare il proprio destino», ha dichiarato Haifaa Al Mansour (insignita del FRED AWARD, il premio di FRED Film Radio, la International Web Radio ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2019, dove il film è stato presentato in concorso).
Non va dimenticato che stiamo parlando della prima vera regista saudita, che di coraggio ne ha da vendere, oltre ad avere una grande consapevolezza delle possibilità negate in quel Paese. Interessante la scelta di inserire la protagonista in una famiglia che possiede e coltiva il valore dell’arte – in particolare attraverso la musica – restando al contempo coi piedi per terra, nel crearsi delle occasioni con cui guadagnarsi il sostentamento per tutti i giorni. «Tutte le manifestazioni artistiche pubbliche sono state proibite nella fase moderna di sviluppo del Paese. Ma con la riapertura di sale da concerto, cinema e gallerie d’arte in tutto il Regno, è importante volgere nuovamente lo sguardo alla ricca storia artistica che abbiamo quasi perduto», ha evidenziato la regista, trasmettendo questo respiro proprio all’interno di un lungometraggio che vuole far ricordare (e far conoscere all’Occidente) il positivo di quella terra, ma con uno sguardo proiettato costruttivamente verso il futuro (prossimo).
La scelta non solo narrativa, ma anche di ripresa di porre la donna e le donne al centro (mostrando anche le differenze di comportamento quando sono presenti gli uomini) è coerente con ciò che Haifaa Al Mansour ha voluto tratteggiare sin dal suo esordio, utilizzando la Settima Arte letteralmente come veicolo di comunicazione verso l’esterno. Tenendo conto della storia di The Perfect Candidate sembra voler compiere un ulteriore passo e indirizzarsi in primis alla comunità presente lì, invogliando a (ri)scoprire il diritto di esistere in quanto essere umano e donna.

Maria Lucia Tangorra

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