The Last Buffalo Hunt

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Senza filtro alcuno

Probabilmente in molti ricorderanno lo scioccante documentario Safari, firmato Ulrich Seidl e presentato in anteprima alla 73° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Puntando il dito contro le abitudini altoborghesi di darsi alla caccia per il puro gusto di collezionare trofei, Seidl aveva, a suo tempo, optato per una messa in scena al limite del realistico, in cui proprio nulla veniva risparmiato allo spettatore circa tali pratiche. Eppure, pochi anni prima, un ulteriore documentario trattante un tema analogo è stato realizzato dalla documentarista californiana Lee Anne Schmitt. Stiamo parlando di The Last Buffalo Hunt, presentato in occasione della 55° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro – all’interno della quale alla giovane regista è stata dedicata una personale – e realizzato nel 2012, in cui, a differenza del sopracitato lavoro di Seidl, non è la società – con tutte le sue ipocrisie – a essere messa al centro dell’intero lavoro, bensì la vita stessa di chi della caccia ai bufali – i quali, a loro volta, sono ad altissimo rischio di estinzione – ha fatto una delle sue pratiche preferite.

Con uno sguardo tanto onesto e veritiero quanto poco giudicante, dunque, Lee Anne Schmitt ha filmato, nello loro normale quotidianità un gruppo di bracconieri soliti praticare la caccia ai bufali nei pressi delle Henry Mountains, una delle ultime zone in cui i bufali sono soliti vivere in numerosi branchi e dove la caccia non è stata ancora dichiarata illegale. Prima di mostrarci tali abitudini, una necessaria incursione nel passato, mediante la quale pagine stampate di un antico libro illustrato ci illustrano la storia della caccia ai bufali, con tanto di dati riguardanti il loro sterminio e il loro conseguente pericolo di estinzione.
Seguendo, dunque, passo passo i suddetti bracconieri, la macchina da presa – secondo i canoni del pedinamento zavattiniano – ci mostra i loro momenti di preparazione alla caccia, i loro svaghi, alla sera, all’interno di circoli, le loro abitazioni ricche di trofei e, infine, gli stessi momenti della caccia. Particolarmente d’impatto, a tal proposito, la scena in cui una coppia spara a un bufalo. La morte di quest’ultimo viene ripresa dalla telecamera in modo assai ravvicinato e senza censura alcuna. Ed è proprio in questo momento, in cui l’agonia del bufalo – con le risate della coppia fuori campo – viene mostrata senza edulcorazione alcuna, che tutta la disapprovazione da parte della regista si fa ulteriormente manifesta. Nulla viene lasciato all’immaginazione, così come, allo stesso tempo, nulla è gratuito. Lee Ann Schmitt, dal canto suo, ha scelto un modo il più possibile vicino al reale per mostrarci tutto ciò. La sua macchina da presa si fa, dunque, spettatrice invisibile, testimone silenziosa di una delle tante brutture dei nostri tempi.
E così, con il presente The Last Buffalo Hunt viene aggiunto un ulteriore tassello a quello che può essere considerato un enorme affresco della storia degli Stati Uniti d’America. Un affresco che la giovane documentarista dipinge lentamente e pazientemente da anni come solo lei sa fare. Un affresco che è anche ritratto veritiero e doloroso di un (non troppo) remoto angolo di mondo.

Marina Pavido

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