Entierro

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Cielo e terra del Cile

Presentato nella sezione #Frame Italia del festival Sguardi Altrove 2019, Entierro rappresenta il primo film da regista della direttrice della fotografia Maura Morales Bergmann, italo-cilena, già curatrice tra gli altri della fotografia del recente documentario di Nanni Moretti Santiago, Italia. Entierro è una ricerca delle proprie origini culturali e famigliari nel ritratto della zia, la pittrice Carmengloria Morales, nata nel 1943 a Santiago del Cile e trasferitasi in Italia dal 1953. Il film racconta la carriera dell’artista, le sue frequentazioni intellettuali – filmati di repertorio in bianco e nero la ritraggono in incontri con Moravia e Pasolini –, la sua poetica figurativa, la sua vis polemica, il suo rapporto di amore-odio con Rothko: l’avversione per la sua cappella nel Texas.

Già il primo momento del film, che verrà poi ripreso, è significativo: l’incontro tra il musicista Jorge Arriagada con la pittrice, con cui discute su come ‘musicalizzare’ un quadro, mentre rimane visibile, al lato dell’inquadratura, la punta di un obiettivo di una camera, come fosse un errore di ripresa o mascherino. Un momento che rappresenta l’essenza del lavoro della regista per Entierro, un dialogo continuo tra le arti, tra la musica e la pittura attraverso il cinema, all’interno di una dicotomia, paesaggistica, di colori e linguistica, tra Italia e Cile, le due heimat della pittrice e della regista. Maura Morales Bergmann mette mano un documentario mai terminato, dal titolo Destierro, che rappresentava il dialogo tra Arriagada e Morales, lo completa con l’aiuto di un’attrice, ma lascia il film nella forma del making of di questo film incompiuto, richiamando così all’arte nel suo farsi, e alla catarsi di un incendio purificatore da cui rigenerarsi, nel cinema e nell’arte come un’araba fenice.
Carmengloria Morales ha lavorato molto sulla matericità della pittura, sugli spessori. Nella dimensione rigorosamente bidimensionale del cinema, la filmaker gioca con le stratificazioni, con le superfici, dello schermo e del quadro, evidenziando i rilievi di quest’ultimo, il deposito di pittura con il suo spessore, la sua morfologia, la sua orografia. La mdp di Maura Morales Bergmann scandaglia i quadri dell’artista, mostrandone le rugosità, le increspature. Oppure riprende un paesaggio peculiare cileno fatto di terra e mare, due strisce che dividono l’inquadratura, e lo fa combaciare con uno dei celebri dittici della pittrice. Coerentemente con la sua concezione del colore, che rappresenta energia, forza, durezza ma anche dolcezza. Il finale di Entierro chiude tutta la poetica di dialogo tra le arti del film. Vediamo un’immagine fotografica ma con una grana, equivalente degli spessori della pittura dell’artista. L’immagine si allarga: si tratta della proiezione di un filmato, che rappresenta Carmengloria, su un muro con la sua superficie irregolare, non liscia come quella di uno schermo. La matericità dell’artista riprodotta con il cinema, un cerchio che si chiude.

Giampiero Raganelli

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