Home In sala Uscite della settimana The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

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VOTO: 6

Il mondo come lo conosciamo non esiste più

Da qualche anno a questa parte, sulla scia del modello nord-americano, anche in Italia l’estate la programmazione non va in ferie, al contrario prosegue, seppur a ranghi ridotti, con le distribuzioni che scelgono proprio i mesi più caldi dell’anno per portare nei cinema alcuni titoli di punta, sparando le ultime cartucce del proprio listino. Ecco che la stagione balneare 2026 ha visto uscire nelle sale nostrane pellicole come Masters of the Universe, Toy Story 5, Supergirl e Spider-Man: Brand New Day, senza dimenticare ovviamente pezzi da novanta come Disclosure Day ed Odissea. Lista, questa, alla quale dal 26 agosto si è andata ad aggiungere per scelta della The Walt Disney Company Italia un’altra pellicola particolarmente gettonata, ossia The Dog Stars – Le stelle dopo la fine.
Il film in questione è stato scritto da Mark L. Smith, sulla base del romanzo omonimo di Peter Heller, e l’attesa era più che giustificata per svariati motivi, a cominciare dal fatto che ha sancito il ritorno di Ridley Scott alla fantascienza dopo i kolossal storici Napoleon e Il Gladiatore 2. Il cineasta britannico mancava dal suddetto genere con il quale ha regalato in passato allo spettatore meraviglie come Alien, Blade Runner e The Martian, dal 2017, anno di Alien: Covenant. E per il ritorno ha scelto di puntare sulla trasposizione del bestseller dello scrittore americano, altro tassello che ha contribuito e non poco ad aumentare l’hype nei confronti di un’operazione che ha potuto contare anche su un cast di tutto rispetto, formato da nomi del calibro di Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce. Se poi si va ad aggiungere che il film in questione è stato girato quasi nella sua interezza in Italia, trasformando località del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, dell’Abruzzo e del Lazio nell’America post-apocalittica che fa da cornice spazio-temporale al racconto, allora l’attesa non poteva che essere alta. Insomma, uno di quei pacchetti che non si vede l’ora di scartare viste le premesse, ma che purtroppo una volta svelato l’effettivo contenuto quelle premesse non le ha mantenute a dovere.
E pensare che c’erano proprio tutte le carte in regola e al posto giusto per fare molto di più, con il The Dog Stars di Scott che lascia l’amaro in bocca per non avere sfruttato al meglio il potenziale della matrice letteraria, un libro risalente al 2012 che, tenendo conto della data di pubblicazione, oggi andrebbe considerato profetico, poiché ambientato in un mondo devastato da una terribile epidemia influenzale che ha provocato la morte della maggior parte della popolazione. Fortunatamente per noi nella vita reale il pianeta non si è ridotto allo stesso modo, ma la mente di default non può che andare alla pandemia. La storia ci proietta nel 2035 a Eerie, in Colorado, proprio all’indomani di una devastante pandemia influenzale che ha quasi spazzato via l’umanità. Il film è incentrato su Hig, un ex pilota civile, e Bangley, un ex Marine temprato dalle avversità, mentre affrontano minacce esterne e coltivano la speranza di una vita migliore oltre i confini del luogo in cui vivono. Hig e Bangley si proteggono nella fattoria efficiente e isolata che si sono costruiti, su una pista di atterraggio deserta. Bangley non vuole muoversi, mentre Hig, insieme all’amato cane Jasper, compie spesso missioni di ricognizione con il suo aereo, consegnando provviste a una vicina comunità mennonita e cercando altri esseri umani non contagiati. Un atterraggio inaspettato lo porta alla casa, nascosta in un canyon, del diffidente Pops e di sua figlia Cima, con cui si ritroverà a scoprire una terrificante verità.
Al netto di qualche cambiamento nel processo di riscrittura rispetto al libro (vedi il destino di Jasper), che però non ha fatto registrare modifiche sostanziali al plot, una volta tirate le somme ci si rende conto di quanto The Dog Stars non apporti nulla di nuovo o quantomeno di significativo al filone della fantascienza post-apocalittica, con il quale Scott si è confrontato per la prima volta in carriera. Solitamente la prima non si scorda mai, ma questa per il regista inglese forse sarebbe il caso di accantonarla e passare ad altro. Il risultato raggiunge appena la sufficienza e il merito è della confezione, sulla cui qualità e capacità vista la presenza dietro la macchina da presa di uno come Scott c’erano pochi dubbi. L’intrattenimento e il livello di coinvolgimento sono garantiti dalle scene dichiaratamente action come quelle dell’attacco notturno al fortino e l’assalto della tribù di indiani a cavallo che inseguono il Chesna malconcio dei protagonisti che fa fatica a decollare. Senza questi acuti avremmo difficoltà a distinguere questo film da quella che potrebbe tranquillamente scambiata per una versione ridotta di una stagione di The Last of Us.
Lo sforzo di Scott e prima ancora di Mark L. Smith in fase di riscrittura di utilizzare il libro come portatore sano di intrattenimento non fine a se stesso, capace anche di stimolare riflessioni, purtroppo non va a buon fine, restando in superficie e favorendo solo la prima componente. Le “armi” di distrazione di massa del cinema di genere per parlare di tematiche dal peso specifico rilevante qui sparano a salve, per fare spazio al carico di stilemi che il survival post-apocalittico si porta oramai inevitabilmente addosso, comprese le metropoli abbandonate e le gang disumanizzate che fanno parte integrante di un immaginario che dalla letteratura del filone si è trasferita sul grande e piccolo schermo. Il ché restituisce cloni che si distinguono per delle virgole, risultando a conti fatti simili uno dall’altro. Ecco allora che mentre si guarda The Dog Stars affiorano déjà-vu che riportano la mente a Io sono leggenda, piuttosto che a The Road. Tanto per citare qualche titolo. Probabilmente, altrimenti non si spiegherebbe lo sforzo profuso, il regista britannico ha visto nella sorgente la possibilità di andare oltre la classica visione e oltre l’immancabile ammonizione, per provare ad esplorare la parte del comportamento dell’essere umano che passa per l’empatia, la comprensione e l’umorismo, ma suo e nostro malgrado le buonissime intenzioni sono rimaste sulla carta.

Francesco Del Grosso

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