The Circle

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7.0 Awesome
  • voto 7

Da zero a tutto

Futuro distopico alla Philip K. Dick oppure orizzonte tecnologico quasi palpabile nell’ambito di una qualsiasi società occidentale? Domanda non da poco che pone, nemmeno troppo tra le righe, un’opera a cui certamente non manca l’ambizione: The Circle, trasposizione firmata James Ponsoldt tratta dall’omonimo romanzo best-seller di David Eggers, coautore della sceneggiatura assieme al regista. E difatti l’unico limite riscontrabile in questo lungometraggio che è al contempo film di denuncia e racconto di formazione, nemmeno troppo paradossalmente risiede proprio nella chiarezza della metafora che mette in scena. Il che potrebbe comunque non costituire necessariamente un difetto, data la destinazione evidentemente giovanilistica identificata come target di riferimento. Un pubblico condotto per mano ma solamente per un tratto, avviato alla possibilità di una scelta al pari della protagonista.
Una ragazza come tante altre, Mae Holland – Emma Watson, finalmente in un ruolo adatto alla sue caratteristiche: volto comune tra la folla e tuttavia capace di insospettabili guizzi – che sbarca il lunario lavorando in un anonimo call-center ottiene, tramite un’amica, un colloquio di lavoro presso la prestigiosa società del titolo. Un incrocio, tanto per rendere l’idea, tra la tecnologia di Microsoft e lo sviluppo interattivo di Facebook, con l’obiettivo di creare una nuova forma di social in grado di connettere e semplificare la vita di miliardi di persone ad un livello globale. Per la giovane Mae sembra il paradiso in Terra: un campus autonomo comprensivo di ogni servizio opzionale immaginabile, compresa un’assistenza sanitaria al genitore, gravemente malato di sclerosi multipla. E in cambio? Dopo essersi messa in mostra per dedizione e professionalità, la fanciulla accetta di fare da “cavia” al progetto estremo proposto dai vertici della società capitanata da Eamon Bailey (un carismatico Tom Hanks, perfettamente in parte): renderà la propria esistenza, contatti con famigliari e amici compresi, visibile a tutti online ventiquattro ore su ventiquattro, attraverso micro-telecamere interne ed esterne che ne seguiranno tutti i movimenti. Ovviamente in nome della trasparenza come forma più alta di democrazia, sacrificando qualsivoglia elemento di privacy. Non sarà tutto oro quello che luccica…
Se la faccenda ricorda qualcosa della politica nostrana, specificamente riguardo alcune delle istanza poste dal Movimento CinqueStelle, la cosa è certamente casuale, sebbene per certi versi sorprendente, nella sua curiosa coincidenza. Ma il punto cruciale del discorso sul Grande Fratello futuribile e sulla responsabilizzazione della massa risiede altrove, in The Circle. Più precisamente all’interno della delicata questione riguardante la comprensione di quanto ed in che modo la conoscenza di essere osservati non costituisca essa stessa un’alterazione della realtà effettiva vissuta da una singola persona. Domanda che non può avere il conforto di una risposta univoca ma può solo frantumarsi in mille altri rivoli, facendo di The Circle una sorta di versione aggiornata del celeberrimo The Truman Show (1998) di Peter Weir, peraltro citato letteralmente nel prefinale del film. La differenza sostanziale – definiamolo pure un upgrade, visto che l’aspetto informatico regna sovrano – sta tutto nella consapevolezza di ciò che si sta facendo. All’ignoranza del povero Truman, prigioniero a propria insaputa per gran parte della sua esistenza dei meccanismi infernali di uno spettacolo senza fine, qui si sostituisce, per l’appunto, un percorso di crescita riguardo l’utilizzo del medium in questione. Da strumento passivo Mae diventa, nel corso del film, “adulta” grazie alla piena acquisizione del controllo delle masse, al pari dei suoi datori di lavoro. Senza entrare troppo nel dettaglio di un film da vedere nonostante incespichi qua e là in personaggi e situazioni sin troppo esemplari e perciò vagamente moraleggianti – l’apporto narrativo di Mercer, l’amico d’infanzia di Mae, interpretato dal viso pulito dell’Ellar Coltrane di Boyhood di Richard Linklater: una scelta di cast che è già una dichiarazione d’intenti – The Circle ha il merito di centrare senza difficoltà il bersaglio grosso di una deriva socio-politica che prevede la (poco) perfetta omologazione tra singolo individuo e tecnologia, con la seconda usata come mezzo di controllo atto a limitare – fino al totale annullamento – il libero arbitrio del primo. Con la regia di James Pensoldt, autore indie per vocazione assai attento alle dinamiche dei rapporti umani come dimostrato negli ottimi The Spectacular Now (2013) e The End of the Tour (2015), ben focalizzata sull’importanza del cosiddetto “fattore umanista” a risultare determinante nello sciogliere, in modo tutt’altro che definitivo, i numerosi nodi morali che presenta un’opera come The Circle. Se in positivo o in negativo, al pubblico l’ardua – e soggettiva – sentenza.

Daniele De Angelis

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