Spiral – L’eredità di Saw

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Sbirri da macelleria

Un’idea non male, quella avuta da Chris Rock, autentico deus ex machina di questo reboot della saga che ha ufficialmente inaugurato il sottogenere cinematografico definito torture porn, ovviamente da assimilare all’horror. Ibridare cioè la fiera dell’efferato con la propria verve ironica, che ne ha fatto negli anni uno dei cloni maggiormente somiglianti al prototipo del querulo poliziotto afroamericano doc interpretato a suo tempo da Eddie Murphy. Esperimento che sarebbe stato appunto interessante se condotto fino alle più estreme conseguenze, rendendo le numerose sequenze splatter ancora più disturbanti se inserite in un contesto consapevolmente semi-parodistico. Come ovvio però questo Spiral – L’eredità di Saw si ferma esattamente al centro del guado, troppo timoroso di contrariare i numerosi fan di una saga di successo per provare a remare controcorrente. E già la scelta del regista da posizionare dietro la macchina da presa – quel Darren Lynn Bousman già artefice di diversi sequel del ciclo – faceva pensare al classico detto “cambiamo perché nulla cambi”. Così è stato.
Ad ogni modo, scomparso definitivamente (?) il Jigsaw originale interpretato da Tobin Bell – per l’occasione solo evocato. E la sua mancanza si sente eccome… – c’è da segnalare la curiosa caratteristica del killer seriale che ne raccoglie il testimone. Un tipo ben determinato, a suon di omicidi con annesse mutilazioni e torture varie, a fare pulizia in un corpo delle forze dell’ordine affetto da endemica corruzione, in cui il povero detective Zeke Banks (Chris Rock, sempre sotto par come performance recitativa) è un’autentica mosca bianca di onestà e per questo assai malvoluto. Oltretutto gravato da un ingombrante complesso di Edipo, dato che suo padre (Samuel L. Jackson, in breve apparizione alimentare) era stato appunto capo della polizia nei momenti più oscuri del corpo. Spunto decisamente interessante, viste le recenti tragedie scaturite dall’uso della forza da parte della polizia nella realtà. Purtroppo poco approfondito nel film, anzi zavorrato da un eccessivo ricorso a flashback tesi a raccontare didascalicamente sia il passato del protagonista che a fornire motivazione allo psicotico di turno, invero abbastanza lucido nel mettere in pratica i propri turpi piani. Evitando come ovvio di svelare il non imprevedibile twist finale in cui viene rivelata l’identità del killer, c’è comunque da segnalare un certa raffinatezza formale nella ricerca dell’orrido da parte del regista Darren Lynn Bousman, un mestierante che possiamo senza dubbio definire uno specialista del ramo, nonché autore di almeno un film abbastanza originale appartenente al genere (Mother Day, 2010). Precisazione necessaria per arrivare alla conclusione che, tutto sommato, Spiral – L’eredità di Saw è un lungometraggio che non delude del tutto lo zoccolo duro degli appassionati: chi vuole deliziarsi con situazioni fantasiosamente estreme troverà pane per i propri denti. A tutti gli altri, quelli che da un film dell’orrore si aspettano brividi di altra natura, apparirà chiaro come, dello spirito originario della saga creata dal duo James Wan e Leigh Whannel, sia rimasto solamente il suo simulacro. Anche se il finale apertissimo fa comprendere bene quanto sia impossibile uscire dalla cosiddetta “Spirale” degli incassi: sequel del reboot già in preparazione. Staremo a vedere.

Daniele De Angelis

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