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Siate pronti – Le chiavi di Papa Celestino V

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VOTO: 7

Una figura da riscoprire

Nell’anno in cui il magnifico Dante di Pupi Avati è approdato nelle sale, anche la Seconda edizione di Indiecinema Film Festival sembra voler dare spazio nella sua programmazione a secoli remoti, stando a certi titoli selezionati per il Concorso Documentari. E tanto per restare nell’ambito della filologia dantesca, il protagonista di questa curatissima docu-fiction è lo stesso che qualche datata interpretazione della Divina Commedia era solita associare ai versi «Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto / vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto». Ma tale identificazione è stata più volte messa in dubbio dagli studiosi contemporanei, in modo anche vibrante. E di sicuro una figura imbevuta di spiritualità autentica come il santo eremita Pietro da Morrone, divenuto papa nel 1294 con il nome di Celestino V per poi rinunciare al pontificato, con atto ufficiale, dopo solo pochi mesi, merita ben altra attenzione.

Ora però vi è una sapida occasione, per fare i conti con lo scarso interesse e le possibili mistificazioni cui tale personaggio è andato incontro, nel corso dei secoli, all’interno del sistema educativo italiano. Il documentario di Luca Anthon e Giuseppe Tandoi intitolato Siate pronti – Le chiavi di Papa Celestino V è infatti a disposizione, per il festival, sulla piattaforma Indiecinema. Non solo. Verrà anche proiettato lunedì 12 dicembre alle ore 17.45, presso il Caffè Letterario di Roma, alla presenza di alcuni bravissimi interpreti: Giovanni Visentin (Papa Bonifacio VIII) e Giulio Tropea (Pietro da Morrone a 20 anni).
Vi è però un’altra presenza che aleggerà nella sala. Generando inevitabilmente un po’ di commozione. Quella di un grande attore italiano, Lino Capolicchio, che se ne è andato purtroppo qualche mese fa, lasciandoci in dono questa sua ultima, intensa apparizione sul grande schermo.

Coi modi spigliati della docu-fiction, Siate pronti – Le chiavi di Papa Celestino V propone in poco più di un’ora passaggi cruciali nella vita del protagonista, dall’infanzia all’esperienza monastica, dalla rinuncia al Papato al successivo, aspro contrasto con Bonifacio VIII e con la sua visione così avida, disinibita del potere temporale. Nel delineare sullo schermo questo percorso gli autori si sono avvalsi di un’attenzione scrupolosa alle fonti, cercando poi la verosimiglianza della ricostruzione nei costumi, negli scarni ma appropriati elementi scenografici, nella ricerca di peculiari location abruzzesi, in quella colonna sonora affascinante e per niente scontata nel rievocare il Medio Evo.
Ad aggiungere freschezza al loro lavoro, oltre alla qualità degli interpreti, sono proprio quelle scene di finzione, che tendono ad avvicinare lo spettatore al racconto senza precludersi nemmeno la strada del cinema di genere, come nella sequenza della tentazione demoniaca subita nella grotta dal giovane Pietro, che è quasi un piccolo horror.

Giancarlo Marmitta

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