Scegliere una vita diversa
Uno dei volti maggiormente promettenti divenuti noti al grande pubblico, purtroppo, solo in tempi relativamente recenti è indubbiamente quello di Sandra Hüller. Già, perché, di fatto, la bravissima attrice tedesca a detta di molti avrebbe meritato non solo un Oscar (per cui, tuttavia, si è aggiudicata una nomination), ma addirittura il Prix d’Interprétation Féminine al Festival di Cannes 2023 per la sua ottima performance in Anatomia di una caduta di Justine Triet. Le cose, però, come ben sappiamo, non sono andate come sperato. Che sia, però, forse, proprio questa 76esima edizione del Festival di Berlino l’occasione giusta per conferire all’attrice un importante riconoscimento in grado di coronare il suo talento? In Rose, ultimo lungometraggio diretto dal regista austriaco Markus Schleinzer e in corsa a Berlino proprio per l’Orso d’Oro, infatti, Hüller interpreta un ruolo del tutto singolare, che, forse, potrebbe proprio valerle grandi soddisfazioni. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Rose (Hüller, appunto) è una donna dal passato ignoto, che per anni si è spacciata per un uomo, combattendo addirittura al fronte durante la Guerra dei Trent’Anni. Al termine della guerra, ella si reca in un piccolo villaggio rurale della Germania, dichiarando di essere l’erede di una fattoria abbandonata da anni e presentando anche un documento a prova di ciò. Lavorando duramente, e sempre fingendo di essere un uomo, ella verrà finalmente accettata dalla comunità e finirà addirittura per sposare Suzanna (Caro Braun), figlia di un importante proprietario terriero locale. Questo, tuttavia, potrebbe dare il via a numerose problematiche.
Interamente girato in un curato bianco e nero, Rose – ispirato a tante leggende popolari – ci mostra innanzitutto la lotta di una donna al fine di ottenere una tanto agognata libertà (“restando vestita da donna non avrei mai potuto essere così libera”). E così, dunque, ecco che il discorso iniziato dal regista si fa immediatamente incredibilmente attuale, mostrandoci in modo sovente spietato determinate dinamiche insite all’interno della società da tempi ormai immemori.
La macchina da presa ci regala ogni volta intensi primi piani della protagonista. Al contempo, però, immensi spazi aperti e campi lunghi che ci mostrano gli abitanti del villaggio riuniti davanti alla porta di casa della nostra Rose ci danno immediatamente l’idea di un contesto angusto, ancora troppo chiuso e terribilmente giudicante. Un contesto che potrebbe riguardare, ahimé, anche i giorni nostri, a dimostrazione del fatto che determinate dinamiche sembrano, purtroppo, assai dure a morire.
Rose, dunque, attraverso una storia apparentemente semplice e lineare, raccontataci da una voce narrante mai eccessivamente invadente, sa indubbiamente regalarci momenti di leggerezza, ma non esita a inferirci anche pesanti scossoni emotivi. Potrà mai esserci, dunque, una seppur debole speranza di salvezza? Forse, solo una sana, fraterna alleanza tra donne può rivelarsi la giusta (forse l’unica) soluzione in tal senso.
Marina Pavido









