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Salvation

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VOTO: 7

Sogno o realtà?

Dove finisce la realtà e dove inizia l’immaginazione? Questo, spesso e volentieri, è un confine piuttosto labile, che può portare, però, a conseguenze decisamente importanti. Lo sa bene Mesut (impersonato da Caner Cindoruk), protagonista del lungometraggio Salvation, ultima fatica del celebre regista turco Emin Alper, presentata in anteprima mondiale in occasione della 76esima edizione del Festival di Berlino, in corsa per l’ambitissimo Orso d’Oro.
La storia messa in scena da Alper in questo suo Salvation è ambientata in un remoto villaggio della Turchia, e può essere a tutti gli effetti considerata una storia senza tempo. Mesut, dunque, è il fratello del capo locale, sua moglie Gülzüm (Özlem Taş) è incinta del loro quinto figlio e la sua vita sembra scorrere tranquilla. Almeno fino a quando un clan in esilio minaccia di tornare a occupare le loro terre (a esso un tempo appartenute). Che fare, dunque, per evitare che quanto costruito nel corso di diversi anni e in seguito a un duro lavoro venga confiscato a ogni abitante del villaggio? Mesut, di notte, inizia a fare strani sogni. Visioni inquietanti si confondono sempre più con la sua quotidianità, al punto che egli stesso abbraccia determinate convinzioni, mettendo addirittura in dubbio la leadership di suo fratello. A cosa porterà tutto ciò?
Ciò che immediatamente ci colpisce già dai primi minuti di questo interessante Salvation è una strana, disturbante sensazione che qualcosa di terribile potrebbe accadere da un momento all’altro. Il protagonista cammina, di notte, lungo i viottoli del villaggio. Inquietanti e misteriose figure si muovono furtive tra gli edifici. E mentre sua moglie dorme tranquilla nel letto di casa loro, una figura invisibile sembra voler approfittare di lei.
Salvation, dunque, ci racconta per immagini una storia molto più attuale di quanto possiamo immaginare. Una storia che sarebbe potuta accadere agli inizi del secolo scorso, così come potrebbe accadere domani. L’immaginario collettivo, la paura primordiale di ogni singolo individuo, ma anche la pericolosa diffusione di determinate credenze e una violenza imperante le cui conseguenze vengono pagate principalmente da innocenti sono le vere colonne portanti di questo ultimo lavoro di Emin Alper. Un lungometraggio che, tuttavia, non disdegna di mostrarci anche numerosi punti di vista.
Ed ecco che, finalmente, entrano in gioco anche interessanti, sfaccettate protagoniste femminili. Le donne protagoniste di Salvation, infatti, sono tutt’altro che donne remissive, ma, al contrario, spesso dimostrano più carattere e lungimiranza dei loro stessi mariti. Donne in grado di mandare avanti la casa, di crescere tanti figli, ma anche di saper individuare i problemi alla base di ogni conflitto o possibili soluzioni.
Non smette mai Emin Alper di inferirci pesanti scossoni emotivi durante la visione di questo suo Salvation. Una brutale violenza si fa via via sempre più presente sul grande schermo. E attraverso un riuscito crescendo di tensione (penalizzato, forse, soltanto da qualche lungaggine e da qualche ridondanza di troppo) ecco che assistiamo a dinamiche purtroppo tristemente attuali, tanto comuni all’interno della società in cui viviamo. Potranno mai gli esseri umani imparare dai loro errori? Questo, al momento, non possiamo ancora saperlo. Ma, a volte, è proprio l’innocente sguardo dei bambini a spingerci finalmente ad aprire gli occhi.

Marina Pavido

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