Ricchi di fantasia

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5.0 Awesome
  • voto 5

Milionari senza un soldo in tasca

Fingersi ricchi quando, in realtà, si è poveri in canna. Una situazione del genere può dar vita ai più esilaranti equivoci. Basti pensare, giusto per fare un esempio, a quanto è accaduto a Totò e alla sua strampalata famiglia nel bellissimo Miseria e Nobiltà (scritto da Eduardo Scarpetta e diretto da Mario Mattoli nel 1954). Non sempre, tuttavia, seguendo tale tema, si riesce a dar vita a capolavori. O, quantomeno, a prodotti accettabili. Se facciamo un salto con la mente molti anni più avanti, non possiamo non ricordare Poveri ma ricchi, realizzato nel recente 2016 da Fausto Brizzi, in cui i protagonisti erano alle prese con il problema opposto: cercare di non far sapere ai vicini e all’intero paese che avevano vinto al superenalotto, fingendosi ancora poveri. Ed ecco che, appena due anni più tardi, ha fatto la sua apparizione sugli schermi nostrani un ulteriore lavoro che sembra voler perseguire la stessa linea dei precedenti, ossia Ricchi di fantasia, con protagonisti Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli. E dopo aver co-diretto nel 2015, insieme allo sceneggiatore Fabio Bonifacci, il suo secondo lungometraggio – Loro chi? – ecco che Francesco Micciché si è lanciato (stavolta da solo alla regia, ma sempre con la collaborazione di Bonifacci in fase di scrittura) in questa nuova sfida, che vorrebbe mettere in scena ciò che è l’Italia oggi attraverso le surreali vicende di una famiglia allargata romana.

Da questi intenti, dunque, ha preso vita la storia di Sergio, carpentiere in perenne crisi economica, che vive insieme a sua madre, a sua moglie che non ama più, a sua figlia – giovane ragazza madre – e al suo nipotino. L’uomo è da tempo innamorato della bella Sabrina, con la quale ha una relazione , ma che ha paura di lasciare il marito, per non rovinare la vita ai propri figli. Un giorno, alcuni colleghi carpentieri faranno credere a Sergio di aver vinto al superenalotto. L’uomo, dopo aver abboccato allo scherzo, si licenzierà, lascerà la moglie per Sabrina e deciderà d andarsene da Roma. Salvo poi scoprire che, di fatto, nulla era vero. Al fine di evitare litigi, però, Sergio dovrà fingere davanti ai famigliari – con la complicità di Sabrina – di essere realmente milionario.
Date le iniziali premesse, dunque, questo nuovo lungometraggio di Micciché sembrerebbe promettere anche bene. Peccato, però, che, come spesso accade, il tutto finisce ben presto per sgonfiarsi come un palloncino. Dopo, infatti, qualche riuscita gag che vede coinvolti lo stesso Castellitto e i suoi colleghi, ecco che, man mano che si va avanti, i luoghi comuni prendono il sopravvento (vedi la stessa caratterizzazione, talmente stereotipata da risultare eccessivamente artefatta, della maggior parte dei personaggi), temi come la politica e l’eterna lotta tra le classi sociali vengono inseriti a fatica – e con non poche forzature – nel contesto e il tutto finisce per rivelarsi pericolosamente telefonato. Fino, appunto, a un risultato finale che è una sorta di collage di pellicole recenti e meno recenti, ma, ad ogni modo, già realizzate in passato.
Alla fine della visione, dunque, ben poco sembra restare allo spettatore di questo Ricchi di fantasia. Il destino di tale prodotto sembra, dunque, quello di finire irrimediabilmente nel dimenticatoio già poche settimane dopo la sua permanenza in sala. Un lavoro complessivamente anonimo e maldestro (malgrado le buone capacità dello stesso Bonifacci come sceneggiatore) che non vanta nemmeno di personaggi con cui lo spettatore riesce minimamente a empatizzare.

Marina Pavido

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