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Noi e loro

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VOTO: 7.5

Generazioni a (duro) confronto

Jouer avec le feu è il titolo originale dell’ultimo lungometraggio delle registe Delphine e Muriel Coulin, ispirato al pluripremiato romanzo “Quello che serve di notte” di Laurent Petitmangin (edito da Mondadori). Il titolo scelto per l’uscita italiana, Noi e loro, potrebbe risultare maggiormente criptico, in realtà si chiarisce allo spettatore con lo sviluppo narrativo e, in particolare, in un dialogo molto forte. Pierre (Vincent Lindon, insignito della Coppa Volpi a Venezia 81) è un padre single, che ha dedicato la propria vita – e continua in questa direzione – al lavoro (operaio delle ferrovie) e ai figli. In anni precedenti è anche sceso in campo per manifestare per i diritti dei lavoratori e ha sempre voluto trasmettere valori di rispetto. Il figlio maggiore, Fus incarnato da Benjamin Voisin (lo ricordiamo in Illusioni perdute) con grande credibilità, a differenza di suo fratello (Stefan Crepon) – considerabile il ‘figlio perfetto’ – ha intrapreso una strada con cui probabilmente vuole esprimere il rifiuto dell’educazione ricevuta. Talvolta appare come un ‘animale in gabbia’, immagine non casuale anche per una sequenza molto significativa, che trasmette quanto non abbia il controllo di se stesso e si stia facendo coinvolgere dal gruppo/branco (sbagliato) in cui sono la violenza (anche fine a se stessa) e il razzismo a fare da padroni.
«Continuerei ad amare mio figlio se le sue idee diventassero diametralmente opposte alle mie? Rimarrebbe mio figlio o cambierebbe così tanto da non riconoscerlo più e volerlo rinnegare? Si può perdonare tutto?
In un momento politico in cui gli estremi hanno la meglio, sono queste le domande che ci hanno ispirato a realizzare questo film. Questa storia di famiglia, convinzioni politiche, vergogna e riconciliazione è anche la storia del nostro Paese» (dalle note di regia). Questi interrogativi emergono grazie alla potenza del linguaggio cinematografico. Lo spettatore (che sia figlio o padre o entrambi) se li pone a sua volta, merito in primis dello sguardo, delle azioni e delle parole – soprattutto in aula di tribunale – trasmesse da Lindon. Nel tentativo di tenere unita la famiglia, elemento che gira a seconda del momento è il silenzio, a volte inteso come non detto, altre perché è meglio lasciar cadere una provocazione per non alimentare una frattura. L’idea di opposti che aiutano nel rappresentare un quadro complesso è restituita anche dal contrasto tra l’interno scuro della casa (molto semplice, ma dignitosa) e la luce intensa dell’esterno. «Abbiamo voluto lavorare con il chiaroscuro, come è la questione dell’enigma umano. Nella casa, abbiamo costruito pannelli traforati e punti luce che, per contrasto, suggeriscono zone d’ombra, con molta retroilluminazione. L’esterno è come un buco nel sole. Per Fus e Louis, l’unico futuro possibile è lasciare casa. Louis va a Parigi, all’università. Anche Fus sogna un altro luogo, ma deve accontentarsi di guardare gli aerei [finché non avverrà un punto di svolta]. Tutto sommato, ci ha ricordato le lucciole di Pasolini. In quanto operaio ferroviario, Vincent cammina di notte con una torcia. Come si fa, come si diventa una guida quando si è immersi nella notte? Quali sono i nostri segnali luminosi?» sottolinea Delphine Coulin.
Noi e loro coinvolge emotivamente, forse avrebbe giovato un ritmo leggermente più forte, ma immaginiamo che sia stata una scelta voluta per far arriva i momenti di climax come se uno schiaffo che risuona non solo fisicamente. I fratelli tra loro e col padre hanno dei punti di contatto per cui, anche senza volerlo, capita di specchiarsi in ciò che si rifiuta o relativa a una parte di sé che si tiene nascosta. Così il pubblico si può trovare a riflettere su ciò che sta accadendo nel mondo come dinamiche politiche, quanto ci si fa toccare e su due rapporti senza tempo come quello padre/figlio e tra fratelli. Sempre a Venezia, ci fa piacere ricordarlo, il lungometraggio si è aggiudicato uno dei premi collaterali più importanti, il Leoncino d’oro, premio istituito da Agiscuola, la cui giuria è composta da giovani da tutta Italia.

Maria Lucia Tangorra

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