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Rock Bottom

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VOTO: 7

Un viaggio psichedelico attraverso un’epoca

Robert Wyatt è stato uno dei più importanti autori nel campo della sperimentazione rock degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. La sua però è stata una vita tutt’altro che semplice e, in occasione del cinquantesimo anniversario dall’uscita del suo album “Rock Bottom” (pietra miliare), un bel film d’animazione, non a caso con lo stesso titolo, ne celebra la creatività e la personalità.
Si parte proprio da un evento cardine della carriera del musicista britannico, quando nel 1973, durante il compleanno della cantante Gilli Smyth e dell’artista Lady June, in stato d’alterazione, cadde rovinosamente dal quarto piano di un edificio, procurandosi gravissime ferite che lo costrinsero sulla sedia a rotelle per il resto dei suoi giorni.
A rimanergli vicino, nonostante la drammatica situazione, la sua compagna, la poetessa Alfreda Benge, poi divenuta sua produttrice e indispensabile ispiratrice, punto fermo nella composizione dei futuri album. E più che del processo di realizzazione del disco, questa pellicola si occupa proprio del rapporto intenso ed esclusivo fra Wyatt e Alfreda, amorevolmente chiamata Alif, creando un parallelismo fra le giornate angosciose seguite all’incidente (la corsa in ambulanza, l’operazione, la convalescenza) e i lunghi mesi passati insieme sull’isola spagnola di Maiorca, alla ricerca di una dimensione personale e di un posto nel mondo. Una storia dai tratti autodistruttivi che, una volta toccato più volte il fondo, rende i protagonisti inseparabili.
Presentato all’11ma edizione del Seeyousound di Torino, manifestazione incentrata sul rapporto tra cinema e musica, quello della regista e sceneggiatrice María Trénor è dunque un viaggio esistenziale, desideroso di scavare nella personalità, nelle menti dei suoi personaggi, mettendo dichiaratamente da parte l’accuratezza storica del racconto e preferendo un approccio marcatamente concettuale. Trascinato dalle note e dai testi delle tracce del suddetto album, uscito nel 1974 a segnare una sorta di rivincita sulla paralisi delle gambe, Rock Bottom fa un intelligente uso dell’animazione per ricreare magnificamente una certa atmosfera culturale, passando dall’attenta cura dei dettagli dei vestiti, degli oggetti, alla maniacale illustrazione dei degradati paesaggi urbani newyorkesi o della paradisiaca isola spagnola di Maiorca. Ma è soprattutto nei momenti più spiccatamente psichedelici che sembra trascinarci nell’essenza stessa di un disco che è anche una metafora di un preciso contesto sociale, costruendo sequenze di sicuro impatto visivo. Un lavoro di grande pregio che giustifica l’attuale candidatura ad una serie di premi i quali, che vengano assegnati o meno, testimoniano un notevole sforzo creativo e una buona capacità di impressionare lo spettatore, nonostante alcuni inevitabili passaggi in cui il ritmo narrativo sembra rallentare fino al punto di indulgere sui suoi personaggi. Un autentico dipinto in movimento che rappresenta un periodo storico del quale, paradossalmente, rifiuta di raccontare scrupolosamente gli accadimenti pur catturandone lo spirito. E di cui, nonostante la serena sequenza finale, sembra rimpiangere l’ormai esaurita potenza rivoluzionaria.

Massimo Brigandi

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