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Locked – In trappola

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VOTO: 6,5

Senza redenzione

Locked – In trappola è un thriller claustrofobico diretto da David Yarovesky e prodotto da Sam Raimi, remake del film argentino del 2019 4×4 (diretto da Mariano Cohn). Protagonisti, il ladruncolo Eddie, interpretato da Bill Skarsgård, ed il proprietario del Suv, William, che da voce dell’auto prende infine il volto di un sempre inquietante Anthony Hopkins.
Il plot è semplice ed efficace: un giovane che vive di espedienti apre una grossa auto per rubare quel che può, ma si ritrova intrappolato all’interno senza via di scampo. Il Suv diventa un incubo tecnologico: porte che non si aprono, vetri blindati, completa insonorizzazione dall’esterno, nessuna copertura di rete per il telefono cellulare. Dietro tutto questo c’è il proprietario dell’auto, un uomo deluso dalla giustizia delle leggi che crede ormai solo in quella personale, come un vendicatore che agisce nell’ombra. Un duello psicologico ed infine fisico che è lo scontro tra due mondi e finanche tra due facce della medaglia umanità.

Da Buenos Aires ad una metropoli americana degradata, il film cambia coordinate e in parte narrazione: se nell’originale veniva dato spazio ed apertura nel finale ad altri personaggi, Yarovesky costruisce con precisione un incubo intorno al protagonista Eddie, che diventa il portavoce di una parte di cittadinanza dimenticata costretta a vivere nella povertà e nel degrado di una città sempre più a rischio. Dall’altra parte, alter ego del piccolo criminale che vive di espedienti, William incarna la parte ricca e benestante della città, che non si sente più al sicuro nelle proprie case e decide di farsi giustizia privata. Il crimine non paga? Diventare ‘il giustiziere della notte’ è giusto o sbagliato? Una redenzione dei propri errori è possibile?

Quale che sia la tesi del regista, è lampante come il ‘povero Eddie’, intrappolato in un Suv il cui marchio è – guarda caso – proprio il simbolo della giustizia, ed interpretato da un poliedrico Skarsgård, susciti quantomeno simpatia nel suo essere alla mercé di quello che appare come un sadico psicopatico, e poco importano le motivazioni che lo hanno portato fino a questo punto. Il volto di Hopkins, poi, che rimanda alle espressioni enigmaticamente cannibalistiche di Hannibal Lecter, aumenta questa sensazione; e d’altronde, in un mondo che vede sempre più acuirsi il divario tra pochi ricchi e troppi poveri, spinti sempre più sulla soglia di sopravvivenza, la metropoli immaginata da Yarovesky diventa verosimile, così come i discorsi giustificativi di Eddie… eppure. Eppure c’è, nel controbattere di William, uno zoccolo duro di verità: è un ricco professionista, un medico, con una bella vita e tanti soldi, ma in un mondo così è costretto a vivere nella paura. Un mondo che ha creato una frattura insanabile tra chi ha tutto e chi niente è un mondo instabile e pericoloso per tutte e due le parti. Ed il punto è che questo mondo distopico è sempre più vicino, e Locked è un film che potrebbe diventare realtà molto prima di quanto immaginiamo.

Michela Aloisi

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