Conversando con l’autrice di “Love Me Tender” e “Reinas”, quest’ultimo appena uscito in sala
Abbiamo conosciuto il cinema di Klaudia Reynicke attraverso due titoli, Love Me Tender e Reinas, risultati tra i più apprezzati delle ultime edizioni di Cinema Svizzero a Venezia. Anche il pubblico del Cinema Barberini di Roma si è appassionato molto a Reinas, riproposto da poco durante La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e latinoamericano. Questo suo ultimo lungometraggio beneficia anche, dal 15 maggio, di una distribuzione nelle sale italiane… quale occasione migliore per proporvi la conversazione avuta con la regista pochi giorni fa?
D: Abbiamo incontrato il tuo splendido film, Reinas, una prima volta all’interno di Cinema Svizzero a Venezia, ora assieme a film spagnoli e latinoamericani ne La Nueva Ola. Questo ci offre lo spunto per una domanda, forse ovvia: come si pone il problema dell’identità nel tuo cinema?
Klaudia Reynicke: Vedo la storia di una famiglia, la storia di un paese che sta crollando e le ripercussioni che il crollo di tale paese ha su quella famiglia. Si tratta magari di un’identità famigliare, individuale, non mi spingerei oltre.
D: Per restare in tema, quanto c’è di autobiografico in Reinas e che immagine hai del Perù in quel tormentato periodo, gli anni ’90?
Klaudia Reynicke: Allora, io sono partita dal Perù quando avevo 10 anni e avevo sempre bisogno di ritornare. Sono figlia unica, non ho sorelle, non ho fratelli, ma avevo comunque voglia di raccontare la storia di una famiglia, che non è più una famiglia ma che torna a esserlo prima di una grande partenza. Come ho detto altre volte, non è proprio un film autobiografico, anche perché per esempio mio padre è partito dal Perù che avevo cinque anni, emigrando negli Stati Uniti, mentre è vero che anche lui è una persona molto creativa e quindi ci è stato un po’ di ispirazione per quel personaggio. Diciamo pure che i sentimenti che ho voluto mettere in Reinas, nella famiglia del film, in come è fatta, sono molto legati alla mia vita.
D: Il punto di vista femminile, in questo come nell’altro tuo film che abbiamo avuto il piacere di vedere, Love Me Tender, è decisamente forte. Come ti poni a riguardo e quali attenzioni riversi, nella costruzione di personaggi femminili dalla personalità tanto spiccata?
Klaudia Reynicke: Non mi pongo in modo particolare, semplicemente sono una donna e descrivo ciò che conosco. Ovvero, quando scrivo i miei personaggi non mi chiedo “come posso essere più femminista”, ovviamente femminista lo sono, ma questo film è semplicemente un film con una visione mia, personale, di una regista che è anche madre e che racconta comunque il proprio punto di vista: vengo da una famiglia dove le donne prendono tante decisioni, dove gli uomini sono stati piuttosto invisibili. E questo per me, sicuramente, è come io vedo il mondo. Sono cresciuta con un cinema maschile, dove tutti i registi facevano film alla loro maniera, ma non si chiedeva a quell’epoca “come mai sta lavorando sull’immagine maschile?”. Era una cosa normale. Essendoci oggi più registe donne, noi la vediamo in un altro modo, semplicemente quello. Non ci lavoro sopra chissà come, per me la donna essenzialmente è così.
D: Conseguentemente a ciò che ti abbiamo appena chiesto, che rapporto si crea sul set con le tue attrici, più o meno giovani?
Klaudia Reynicke: Un bel rapporto, che provo a impostare soprattutto sulla fiducia, perché senza fiducia non si può lavorare. Soprattutto coi ragazzi. E si deve giocare, si deve dare spazio, si deve rispettare, si deve evitare di far lavorare troppe ore. Questo è ciò che abbiamo tentato di fare, perché sennò si stancano e non è più godersi un progetto.
D: Un paio di domande, infine, sul precedente Love Me Tender. Da dove esce fuori, innanzitutto, l’approccio originale al racconto e l’umorismo spiazzante del film?
Klaudia Reynicke: Eh, penso che sono molto divertente! Guarda, pochi infatti considerano Love Me Tender una commedia, ma anche per me lo è. A me piace ridere, però non la risata facile, più un ridere dentro. Love Me Tender in ciò è divertente perché lo sento come il più vicino a me, non autobiografico, ma il più vicino. Tanti vedono Reinas e vedono ovviamente il Perù, il passato. Ma io mi vedo anche in Love Me Tender, del resto ogni mio film è una parte di me.
D: E per tornare un’ultima volta sull’aspetto recitativo, come ti sei trovata lì con l’attrice Barbara Giordano come protagonista?
Klaudia Reynicke: Beh, molto semplicemente è una delle migliori attrici in Italia. Io non riesco a trovare abbastanza parole per un talento così grande. Non ho potuto lavorarci insieme anche in Reinas, perché ovviamente era tutto in spagnolo. Ma Barbara Giordano, da quando l’ho vista, da quando ho lavorato con lei, si è dimostrata un’attrice incredibile, davvero incredibile.
Stefano Coccia









