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1485Khz (Se otto ore)

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VOTO: 8

Lavoro, sfruttamento e fantasmi; chi è il vero mostro?

Una ghost story intrecciata con il sociale: è il nuovo cortometraggio di Michele Pastrello, 1485Khz (Se otto ore), interpretato ancora una volta da una intensa Lorena Trevisan e disponibile sulla piattaforma indipendente gratuita Reveel – non a caso – dal Primo Maggio, Festa del Lavoro. Da segnalare in precedenza la partecipazione a svariate manifestazioni cinematografiche, tra cui il pugliese Monsters – Fantastic Film Festival 2024, in concorso.

Ambientato in Friuli Venezia Giulia, è la storia di una donna – in equilibrio precario sul burrone del licenziamento – costretta dal datore di lavoro ad andare in un luogo sperduto di montagna per ripulire una vecchia casa; qui era stata inviata precedentemente un’altra ragazza, extracomunitaria, di cui si sono però perse le tracce. Inizia così, con il canto delle mondine “Le otto ore”, una storia di precariato e sfruttamento che avrà risvolti orrorifici evocativi della metafonia spiritica e della transcomunicazione strumentale del fisico tedesco Ernst Senkowski.
Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorare e troverete la differenza di lavorar e di comandar”, cantavano le mondine ai primi del Novecento, quando fu presentato alle Camere il progetto di legge per ridurre appunto la loro giornata lavorativa ad otto ore; ed il tema dello sfruttamento aleggia lungo tutta l’opera di Pastrello, dal vecchio canto popolare ai chiari riferimenti nei quadri che arredano la altrimenti spoglia casa; dal poster de “La voce del padrone” alle immagini campestri di padrone e lavoratrici, sino all’impossibilità per la protagonista di rifiutare l’incarico nonostante i moniti sinistri che si fanno sempre più evidenti. L’idea originale ed incisiva è il parallelo tra il mostro evocato attraverso la radio (la Ghost Box) e la metafonia che connette il mondo degli spiriti ed il mostro contemporaneo, il datore di lavoro coercitivo e sfruttatore di un proletariato inerme.

C’è un che di vintage nel richiamo all’engelsiano socialismo scientifico di Pastrello, che fa riferimento alla condizione post rivoluzione industriale, eppure al tempo stesso è dolorosamente attuale. Il liberismo economico, più ancora del capitalismo, ha generato un divario sempre maggiore tra i pochi ricchi e la moltitudine di poveri, che sta inglobando ormai anche la classe di mezzo; e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale sta vanificando i risultati ottenuti in anni di lotte operaie, prospettando un futuro in cui le persone saranno sempre più sostituibili e meno necessarie nel mondo del lavoro. Pastrello si ispira ai maestri del passato, a quel socio-political horror americano degli anni Settanta di cui riprende il ritmo sospeso e l’ambientazione claustrofobica, valorizzata da una fotografia penetrante ed una colonna sonora incisiva (oltre al canto delle mondine) che creano una perfetta atmosfera da incubo, per portare l’allegoria alla contemporaneità del vero mostro, qui incentrato sul padrone coercitivo e manipolatore, che non appare mai in video ma ha la voice over dell’attore Marco Marchese.

Se con il precedente Inmusclâ la protagonista, ancora la Trevisan, era etereamente (e faticosamente) immersa nel bianco della neve e nelle asperità rocciose delle montagne del Friuli, in una sorta di realismo magico evocato dalla splendida fotografia, qui, nello spazio claustrofobico di una casa infestata da entità soprannaturali, esprime una intensità tuttaffatto diversa ed efficace; mentre rimane evidente in entrambi i lavori quella che è una caratteristica del cinema di Pastrello, il simbolismo del realismo magico, l’allegoria del male che attraversa il tempo, cambia forma ma permane, invitto ed incombente. Con 1485Khz (Se otto ore) il regista dà nuova linfa al filone dell’horror classico infiltrandolo nella realtà odierna italiana.

Michela Aloisi

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