Intervista a Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi

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Gli autori di SENZaria raccontano come è nato il loro corto

In pratica è stato un inseguimento, per quanto breve. SENZaria al Figari Film Fest è stato selezionato per la sezione “Sardegna”. E tra i corti di questa particolare vetrina è risultato quello in grado di stimolare maggiormente il nostro interesse. Ma, per una curiosa serie di coincidenze, siamo riusciti a beccare insieme i due autori del cortometraggio solo durante un’altra proiezione, avvenuta a Roma nel corso del MedFilm Festival. Lì è nata l’idea dell’intervista.
Perché mai ci è sembrato opportuno un simile approfondimento, che ci ha spinto poi a ricontattare i registi Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi? Per svariati motivi. Innanzitutto per la capacità, da noi ravvisata nel corto, di affrontare temi molto attuali e socialmente rilevanti uscendo fuori da certi binari, da un’ottica troppo convenzionale. In SENZaria c’è sì il dramma di una piccola impresa e del suo proprietario, travolto dagli effetti della crisi e da creditori implacabili, ma nel raccontarne l’inesorabile andare a fondo i realizzatori del corto hanno saputo fortunatamente sottrarsi a quei toni didascalici e in fondo prevedibili, che caratterizzano sovente tali lavori. La narrazione è invece spezzettata, quasi rapsodica. Ciò permette di far emergere in modo non banale i punti di vista, le preoccupazioni, le ansie, dei diversi protagonisti di una vicenda la cui impronta corale è evidente sin dall’inizio. Dal piccolo imprenditore boccheggiante e tentato dal suicidio alla psicologa specializzata in casi del genere, dai dipendenti della piccola azienda allo squaletto del recupero crediti, in 15 minuti circa si riesce a tracciare un piccolo affresco rappresentativo delle angosce e del grigiore, di cui sono intrisi tempi così difficili. Ma il ritratto che ne deriva è tutt’altro che monocromatico, tende anzi a inglobare impulsi contraddittori e qualche sottile ironia.
Il cortometraggio, distribuito da Claudia Mignosi e dalla sua I FILM GOOD, ha inoltre sollecitato la nostra curiosità per le particolari vicende produttive. Ma di tutto questo è il caso che parlino ora gli autori.

D: A Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi, registi di SENZaria, vorremmo innanzitutto chiedere in che modo sia nata l’idea di un corto come il loro, drammaticamente ancorato a temi così attuali.

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: L’idea è nata all’inizio del 2012. Era un periodo dove le morti per suicidio legate alla crisi si moltiplicavano in maniera impressionante. Sui giornali, alla tv, sui social network, non passava giorno senza che un imprenditore si togliesse la vita. Da quel momento è nata la voglia di provare a raccontare il nostro Paese attraverso questa triste e violenta realtà, figlia della crisi. Grazie anche allo splendido lavoro fatto dai due sceneggiatori, Claudio Roe e Francesco Pasqua, siamo riusciti pian piano a trovare la giusta storia e i giusti personaggi, abbracciando alcune dinamiche che ci avevano colpito.

D: Quando si è manifestata in voi l’intenzione di far ricorso a una costruzione narrativa non lineare, incentrata peraltro su una certa coralità e sull’alternarsi di punti di vista differenti, legati ai vari personaggi?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: Ci piacciono le storie corali, soprattutto quelle con tanti personaggi e tante situazioni che s’intrecciano apparentemente senza un filo logico. In realtà, tutti noi siamo legati da un destino o semplicemente dal caso e queste strane connessioni hanno da sempre suscitato in noi un certo fascino. Raccontare persone che non si conoscono ma che poi scopriamo essere molto più legate di quel che sembra, è un espediente narrativo che al pubblico piace sempre.

D: Tornando ai contenuti sociali del corto, che rappresentano indubbiamente uno dei suoi punti di forza, non avete avvertito qualche rischio nel raccontare gli effetti letali della crisi economica in modo piuttosto atipico, ponendo cioè una lente d’ingrandimento sulla piccola imprenditoria in difficoltà e relegando un po’ in secondo piano il destino dei lavoratori dipendenti?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: Dovevamo fare una scelta. In quel momento di crisi, erano gli imprenditori quelli che arrivavano al suicidio in maniera più numerosa dei lavoratori. Raccontare la storia di un piccolo imprenditore poi è stata una scelta voluta proprio per far capire che la crisi è vicina a noi più di quanto si pensi. Non riguarda la grande industria della quale non conosciamo nemmeno i volti dei proprietari, ma riguarda invece il nostro vicino che ha un piccolo market o un amico che ha un piccolo caseificio. Ovviamente abbiamo letto e sentito migliaia di storie e ognuna aveva risvolti e cause differenti. Non avevamo la pretesa di dare soluzioni o raccontare la verità, ma semplicemente aprire una piccola finestra su una delle tantissime storie che sentivamo o leggevamo quotidianamente.

D: Tra gli elementi di SENZaria che ci hanno favorevolmente colpito c’è anche la recitazione. Gli interpreti del cortometraggio sono tutti molto credibili, come li avete scelti?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi : Era necessario avere attori credibili, non semplicemente bravi ma credibili anche fisicamente. Abbiamo scelto dei volti che in qualche modo riuscissero anche solo fisicamente a trasmettere gli stati d’animo dei loro personaggi. Siamo riusciti prima delle riprese a incontrarli spesso e a leggere insieme a loro il copione, più di una volta. Questo ha permesso a loro di entrare meglio nel personaggio e ha permesso a noi di capire meglio fin dove potevamo spingerci.

D: Abbiamo scoperto SENZaria a Golfo Aranci, dove è stato selezionato per la sezione “Sardegna” del Figari Film Fest, ma sappiamo che il corto ha partecipato anche al Sardinia Film Festival di Sassari. Come è stato accolto il vostro corto in terra sarda?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: Molto bene, devo dire. Sono due festival prestigiosi. E’ stato motivo di grande orgoglio solo essere stati selezionati. L’idea poi che il nostro lavoro sia proiettato in più festival e in questo caso in Sardegna, che, purtroppo, è una delle regioni che sente maggiormente la crisi, ha reso queste due selezioni ancora più importanti per noi.

D: Immaginiamo che anche aver partecipato a una manifestazione cinematografica di livello internazionale come il MedFilm Festival sia stato, per voi, motivo di soddisfazione, specie se si considerano le dichiarazioni alla base di tale presenza: “…la Commissione di Selezione ha particolarmente apprezzato il film per la sensibilità del messaggio trasmesso e per l’alta qualità, sia artistica che tecnica…”. Avete qualcosa da aggiungere a riguardo?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: Chiunque faccia o provi a fare questo lavoro, sa quanta tenacia, voglia e pazienza servano. E non dimentichiamoci dei soldi. Noi ci abbiamo sempre creduto. Abbiamo impiegato il nostro tempo libero per preparare un cortometraggio in cui credevamo fortemente, coinvolgendo amici ma soprattutto professionisti. La parte artistica e la parte tecnica sono state curate nei dettagli, dalla preparazione alla post produzione. Volevamo una certa fotografia e l’abbiamo avuta. Per noi era necessaria una certa luce e una certa atmosfera. Grazie alla bravura del nostro direttore della fotografia Timoty Aliprandi ma anche alla possibilità di girare con una macchina da presa come la Alexa, abbiamo ottenuto un risultato splendido. Lo stesso dicasi per il reparto scenografia curato da Veronica Rosafio e per i costumi di Sara Barsotti. Ma lo stesso discorso è valido per tutti i reparti che hanno lavorato al meglio senza risparmiarsi. Abbiamo cercato di dare il massimo per avere il massimo risultato, perciò ogni volta che un festival ci seleziona, ne siamo fieri perché è un premio non solo per noi, ma per tutti coloro che hanno collaborato al progetto.

D: Potete dirci qualcosa sulle vicende produttive che hanno portato alla realizzazione del corto, con particolare riferimento alla campagna di crowdfunding avviata su Indiegogo?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo Loi: Partiamo dal presupposto che non esistono corti realizzabili senza soldi. Un minimo di capitale è sempre e comunque necessario. Noi sin dall’inizio volevamo far lavorare tutti nelle migliori condizioni. Abbiamo investito molti dei nostri risparmi e usufruito anche di alcuni prestiti di privati. Ma abbiamo anche voluto sfruttare la piattaforma Indiegogo proprio per aumentare il budget e poter magari pagare più persone possibili della troupe. E’ un sistema che in Italia non funziona benissimo, almeno non in questo settore. Ma sfruttando facebook, twitter, Google+ e Linkedln siamo riusciti a coinvolgere più persone. Quando molti capiranno che il crowdfunding non funziona sulle grosse somme ma su quelle piccole di tante persone, forse si riusciranno a raccogliere più fondi. A noi è andata bene. Abbiamo raccolto una somma importante, ma la cosa più bella è stata ricevere donazioni anche da Paesi esteri e da persone sconosciute che hanno semplicemente appoggiato il progetto, come una signora americana il cui marito si era suicidato per la crisi.

D: Prima di SENZaria avevate già co-diretto altri cortometraggi? E al momento avete intenzione di realizzare qualche nuovo lavoro insieme o state portando avanti progetti separati?

Gianluca Mangiasciutti e Massimo LoiE’ stata la nostra prima co-regia, anche se ci conosciamo da anni e lavoriamo entrambi come assistenti alla regia per film e fiction televisive. Abbiamo scritto altre sceneggiature sia per lunghi e sia per corti con l’intenzione di realizzarli presto insieme, ma ovviamente le dinamiche in questo settore sono spesso strane, quindi è probabile anche che arrivino progetti da realizzare separatamente.

Stefano Coccia

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