Un fagottino nella neve
Dal 2005, ossia da quando è stato designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria, il 27 gennaio di ogni anno viene celebrato il Giorno della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto. Anche la Settima Arte prende parte alle celebrazioni con una serie di pellicole dedicate al tema e tra quelle in uscita quest’anno figura Il dono più prezioso (La Plus Précieuse des marchandises). Si tratta del primo film di animazione del Premio Oscar Michel Hazanavicius, che arriva al cinema come evento speciale dal 26 al 28 gennaio 2026 grazie a Lucky Red a due anni di distanza dall’anteprima mondiale al 77° Festival di Cannes. Meglio tardi che mai direbbe qualcuno. Salvo alcune apparizioni festivaliere come quelle al Sottodiciotto Film Festival 2024 e al Bergamo Film Meeting 2025, l’opera sembrava ormai destinata a rimanere nella soffitta della distribuzione nostrana a prendere polvere in attesa che qualcuno se ne ricordasse e invece eccola qua, pronta all’uso e perfetta per la giornata in questione.
Tratto dal romanzo omonimo di Jean-Claude Grumberg del 2019 e narrato dalla voce di Jean-Louis Trintignan, il film porta sul grande schermo l’Olocausto attraverso il linguaggio della fiaba e dell’animazione, recuperando elementi archetipici classici, pur rimanendo pienamente all’interno della Storia e della storia della Shoah. E infatti ci ritroviamo catapultati nel gelido febbraio del 1943, ma con il più tradizionale degli incipit sonori del “C’era una volta...” a innescare il racconto di turno, quello che vede protagonisti un povero taglialegna e sua moglie che vivono in un’umile casina nel mezzo di una grande foresta. Il freddo, la fame, la povertà e una guerra spietata rendono la loro vita durissima. Un giorno, la donna trova un piccolo fagottino nella neve. Avvolta al suo interno una neonata che era stata lanciata da uno dei tanti treni che attraversano la foresta. Questa bambina, questo dono prezioso, trasformerà definitivamente la vita della coppia, così come quelle delle persone che incontrerà lungo il suo cammino, tra cui l’uomo che l’ha lanciata dal treno in corsa. Alcuni cercheranno di proteggerla a tutti i costi. La loro storia rivelerà il peggio e il meglio del cuore degli uomini.
Per portare sul grande schermo questa fiaba nera e al contempo poetica di sopravvivenza in cui a vincere sono l’amore e l’eroismo della gente comune, Hazanavicius ha deciso di rinunciare al cinema dal vero in carne ed ossa e utilizzare l’animazione come mezzo espressivo per trasporre la vicenda al centro dell’opera letteraria e veicolare i messaggi universali dei quali si fa portatrice sana. Con Il dono più prezioso, il regista parigino è tornato dunque un po’ a sorpresa a una sua passione giovanile, quella per il disegno. Il film lo ha visto infatti coinvolto in prima persona nel character design, un contributo al processo creativo che ha di fatto reso l’opera ancora più personale di quanto già lo fosse viste le sue radici, quelle di una famiglia ebraica ashkenazita di origini lituane e polacche. Il tutto si traduce in un’opera di grande intensità visiva ed emotiva, che si affida prevalente al potere evocativo e impattante delle immagine, alle note di una toccante colonna sonora firmata da Alexandre Desplat, invece che alle parole, del quale l’autore ha deciso di fare un uso misurato e parsimonioso. Cosa che tra l’altro gli è riuscita molto bene nel suo pluridecorato The Artist, laddove è arrivato persino a farne a meno. Qui si affida a dialoghi essenziali e a lunghi silenzi, per lasciare poi spazio un approccio animato anch’esso essenziale nello stile, ma dal tratto deciso, dai colori tenui dall’afflato decisamente pittorico come si vede nei fondali.
Francesco Del Grosso









