Home Festival Cannes 2024 Volveréis – Una storia d’amore quasi classica

Volveréis – Una storia d’amore quasi classica

619
0
VOTO: 7,5

Che la festa abbia inizio

È di lessico amoroso e della fine di una relazione sentimentale che parla l’ultima fatica dietro la macchina da presa di Jonás Trueba dal titolo Volveréis – Una storia d’amore quasi classica, nelle sale nostrane dal 12 giugno 2025 distribuito da Wanted dopo le partecipazioni a kermesse prestigiose come quelle di Cannes, San Sebastián, São Paulo e Londra. Nel caso dell’ottavo lungometraggio del regista spagnolo tecnicamente si dovrebbe parlare per caratteristiche genetiche della cosiddetta “commedia del rimatrimonio”, ossia quel filone hollywoodiano appartenente alla rom-com dedicato ai tentativi di riunire una coppia dopo una separazione. A quindici anni dall’esordio con Todas las canciones hablan de mí, il regista e sceneggiatore madrileno ritorna a quel filone mettendo nuovamente al centro del racconto una coppia che dopo anni trascorsi insieme decide di separarsi. La differenza sostanziale rispetto alle centinaia di pellicole realizzate sull’argomento alle diverse latitudini sta che la separazione tra i due protagonisti avviene in una maniera piuttosto particolare. Dopo oltre un decennio di amore e convivenza, Ale e Alex – entrambi lavoratori del cinema – hanno infatti la bizzarra idea di organizzare una festa per celebrare con amici e parenti la loro amichevole separazione. L’idea è stata ispirata da una vecchia battuta sarcastica del padre di lei. Sebbene i loro cari siano piuttosto scettici, i due ex fidanzati sembrano molto sicuri della loro decisione. O forse no?
La risposta ovviamente la lasciamo come è giusto che sia alla visione. Una visione, quella di Volveréis, che di comune accordo con la storia raccontata non segue i binari classici come anticipato dal sottotitolo, bensì viene destrutturata attraverso l’introduzione di una meta-narrazione in cui Ale sta girando un film con Alex come protagonista. Di tanto in tanto, infatti, l’escamotage mata-cinematografico irrompe nella timeline spezzando la linearità del racconto con sequenze che vengono riproposte una seconda volta per ricordare in modo giocoso che siamo in presenza di un film nel film. Si tratta di un meccanismo ampiamente collaudato e utilizzato nella Settima Arte, ma non sempre come in questo caso diventa e rappresenta un valore aggiunto e un motore portante della narrazione. Senza di esso la pellicola sarebbe stata sicuramente meno incisiva e più canonica. Il ricorso alla suddetta modalità permette all’autore di stratificare la timeline, rendendola più briosa e imprevedibile, ma anche di alleggerirla dall’eccessiva verbosità dei dialoghi. In questo modo, Trueba gioca con la finzione facendo a nascondino con la realtà tanto da rendere sottilissima la linea che separa l’una dall’altra.
Il cineasta spagnolo del resto non ha mai rinnegato quelle che sono state le sue fonti d’ispirazione, dalle quali ha appreso lezioni poi fatte proprie. Ecco allora vedersi nelle pieghe del suo cinema quelle di Rohmer e Truffaut, di Linklater e Tsai Ming-liang, ma soprattutto del padre Fernando dal quale ha imparato pure i rudimenti del mestiere, uno che i film anti-convenzionali li ha sempre voluti e saputi fare (vedi la Belle Epoque, con il quale vinse l’Oscar nel 1993), che in Volveréis indossa anche i panni del genitore della co-protagonista. Lui è uno dei personaggi chiave nonostante faccia la sua comparsa in scena solo nella seconda parte. Come gli altri che incontriamo strada facendo è ben delineato, a cominciare da quelli di Ale ed Alex, interpretati in maniera impeccabile da ito Sanz e Itsaso Arana. Loro sono il cuore pulsante di una deliziosa, leggera nel senso nobile del termine e agrodolce commedia antiromantica con il quale Trueba Jr. ha saputo esplorare con sensibilità e umorismo le complessità delle relazioni amorose e le sfide delle transizioni personali.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

quindici − tre =