Focus sugli irlandesi Graham Cantwell, Amy-Joyce Hastings e Clara Harte

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Regista e interpreti di “Lily” si raccontano in esclusiva!

Vi è stato un cortometraggio, all’ultima edizione dell’Irish Film Festa, da cui siamo rimasti particolarmente colpiti per il modo in cui un problema serissimo, come il bullismo nelle scuole, viene preso di petto. Ci è piaciuto il film. Ma ci è piaciuto anche l’atteggiamento così partecipe con cui la piccola delegazione, giunta a Roma dall’Irlanda per introdurre la proiezione, ha saputo relazionarsi sia alla stampa che al pubblico.
Parole sincere e accorate da parte del regista Graham Cantwell. Ma grossa adesione a questo piccolo progetto cinematografico e alle sue finalità etiche, anche per quanto concerne le due giovani (e graziosissime) interpreti, Clara Harte e Amy-Joyce Hastings. La prima, Clara, di Lily è proprio l’intensa e motivatissima protagonista. Anche Amy-Joyce Hastings, però, di aneddoti da raccontare ne aveva parecchi, avendo inoltre partecipato alla realizzazione di Sanctuary, un altro dei film più interessanti e innovativi da noi scoperti durante il festival. Con loro due e con il regista del corto si è sviluppato quindi un confronto amichevole e aperto, di cui vi renderemo ora partecipi con la pubblicazione delle rispettive interviste.

Graham Cantwell

D: Puoi parlarci, Graham, di cosa ti ha ispirato per la realizzazione di Lily? Perché eri così interessato al problema del bullismo? E come viene avvertita la crescita di questo problema in Irlanda?

Graham Cantwell: Sono stato oggetto di bullismo da bambino, non in modo continuativo, ma attraverso qualche incidente isolato. All’epoca reagivo seppellendo la testa nella sabbia e non dicendo nulla a nessuno, con la speranza che la cosa sarebbe finita così. In quanto adulto posso guardarmi indietro e affermare che ciò ha lasciato alcune cicatrici, emotivamente, in più col beneficio del tempo trascorso posso constatare che, se avessi avuto il coraggio di parlarne con qualcuno all’epoca, sarebbe stato tenuto sotto controllo con una certa facilità. Così ho voluto fare un film per inviare tale messaggio ai giovani, e cioè che se diventano oggetto di bullismo devono parlarne con qualcuno.

Durante il referendum sui matrimoni tra persone dello stesso sesso in Irlanda un mio amico, Eamon Farrell, ha scritto un articolo sul fatto di aver subito atti di bullismo da ragazzo e la cosa mi ha colpito nel profondo. Ho potuto vedere come la sua esperienza, qualcosa di davvero traumatico e devastante, potesse essere poi utilizzata come veicolo per qualcosa di positivo, così gli ho chiesto se mi avrebbe permesso di raccontare la sua storia nel film. Fortunatamente ha accettato e nel corso del tempo la storia si è allargata, ha assunto anche aspetti delle mie esperienze e di quelle delle persone a me vicine, e alla fine è diventata Lily.

Per quanto riguarda il problema del bullismo in Irlanda, c’è sempre stato, ci sarà sempre, ma sta cambiando. Internet permette alle persone di vessare gli altri a distanza e con la protezione dell’anonimato, il che è molto difficile da combattere. Gli atteggiamenti in Irlanda sono cambiati, stiamo diventando più tolleranti in vari modi, ma ci saranno sempre elementi pieni di pregiudizio e queste persone tendono a gridare più forte e a spingere più a fondo per portare avanti i propri programmi. È importante che noi, come società, non diventiamo complici, continuando invece a evidenziare le ingiustizie ovunque e in qualsiasi modo esse accadano.

D: Il tuo cortometraggio potrebbe essere considerato un po’ dramma sociale e un po’ teen movie, con quel suo stile brillante, rapido, sincopato… questo è il tuo modo di girare abituale o hai deciso di avere un approccio simile proprio per questo film?

Graham Cantwell: Ciascun film è diverso, e ogni volta che mi preme di farne uno non do nulla per scontato, cerco anzi di trovare un approccio visivo, un approccio stilistico che funzioni per quel particolare progetto. Detto questo, penso ci siano alcuni elementi del mio lavoro che si ripetono da un film all’altro. Amo muovere la videocamera, poiché mi piace avere ritmo nelle mie storie per poi magari alternare momenti di riflessione silenziosa; mi applico sempre per ottenere prestazioni molto naturalistiche dagli attori; infine mi piace avere immagini interessanti e colorate sullo schermo.

D: Come è andato il casting di Lily, cosa puoi raccontarci di particolare a riguardo?

Graham Cantwell: Ci siamo divertiti un sacco facendo il casting di Lily. Conosco parecchi attori e molti di loro li avevo già in mente per certi ruoli adulti del film, mentre per gli attori più giovani volevo testare una rete più ampia, per vedere chi c’era là fuori. Abbiamo mandato in giro una ripartizione del casting e abbiamo avuto una risposta straordinaria. Avevamo gli attori che inviavano audizioni auto-registrate, così abbiamo chiamato quelli che meglio corrispondevano alla nostra idea di come dovessero essere i personaggi, per far loro l’audizione di persona.

Quando Clara Harte mandò un nastro seppi immediatamente che lei era il candidato più forte per Lily. Aveva una vulnerabilità e una forza silenziosa che erano esattamente ciò di cui avevo bisogno. Quando è venuta a incontrarci di persona siamo rimasti così sollevati, nel vedere che lei era brava dal vivo così come lo era stata nella registrazione.

Sapevo che volevo Leah McNamara per Violet appena ho visto il suo ritratto. Era esattamente come volevo che Violet apparisse, e speravo dannatamente che sarebbe andata altrettanto bene quando l’avremmo incontrata di persona. Per fortuna era fantastica e quando abbiamo accoppiato Leah e Clara, durante il provino, ho realizzato che era l’abbinamento che volevo per il mio film.

Simon, amico e confidente di Lily, era molto più difficile da trovare. Abbiamo guardato tanti giovani attori, tutti molto talentuosi, ma non avevano le qualità che volevo in Simon. Poi all’ultimo minuto mi è stato inviato un nastro da Dean Quinn e lui era perfetto. Gli ho fatto un provino con Clara e ho capito immediatamente di aver trovato Simon.

Abbiamo avuto sul set un grande equilibrio, creatosi tra attori esperti e nuove leve. Ciò ha dato vita a una dinamica notevole, e ci ha portato una meravigliosa energia.

D: Cosa puoi dirci di più, riguardo all’accoglienza che ha avuto il film in Irlanda e all’estero?

Graham Cantwell: Siamo stati molto fortunati a proiettare il film in alcuni incredibili festival, sia in patria che all’estero, ed ovunque si vada scopriamo che la storia di Lily risuona assieme alla gente. Come regista il massimo piacere che puoi ottenere è stare seduto in una sala buia e sentire che il pubblico apprezza il tuo film.

È stato anche un onore ricevere per Lily un certo numero di premi, il che è ottimo per noi, ma lo è pure per trasmettere il messaggio anti-bullismo del film ad un pubblico più grande. Recentemente lo abbiamo proiettato sulla televisione nazionale irlandese e la risposta è stata incredibile.

D: Puoi sintetizzare brevemente la tua formazione cinematografica, i tuoi precedenti lavori e se stai già portando avanti un nuovo progetto?

Graham Cantwell: Ho imparato a fare film acquistando una videocamera e uscendo con gli amici, per fare insieme un sacco di cortometraggi. Ho costruito la mia fiducia e la mia credibilità e ho così intuito su quali aspetti ero forte e su quali avevo bisogno di lavorare più duramente. Ho studiato sceneggiatura con John Sherlock presso il Samuel Beckett Center di Trinity College Dublino, ed ho fatto un anno di formazione attoriale presso la Gaiety School of Acting.

Stiamo ora lavorando per fare di Lily un lungometraggio e sono comunque inserito in altri progetti come sceneggiatore e regista. Ho una pellicola ambientata all’epoca della Seconda Guerra Mondiale in lavorazione con il Northern Ireland Screen e in contemporanea l’adattamento di un romanzo di Jennifer Johnston, collocato invece negli anni Venti sulla costa occidentale dell’Irlanda.

Amy-Joyce Hastings

D: Cosa puoi dirci di come ti sei formata come attrice e della tua carriera artistica? Sappiamo che hai avuto grandi soddisfazioni non solo dal cinema, ma anche dal teatro e dalla televisione…

Amy-Joyce Hastings: Ho fatto corsi teatrali presso la Gaiety School of Acting, mentre crescevo, poi al momento di lasciare la scuola ho intrapreso un brillante tirocinio di 3 anni presso il Samuel Beckett Center del Trinity College di Dublino. Avevo avuto ruoli cinematografici e televisivi quando ero ancora a scuola, quindi è stato importante per me prepararmi anche per il teatro. Come dici tu, amo entrambe le discipline. Ho partecipato a un gran numero di produzioni teatrali sebbene stia lavorando ora di più davanti alla macchina da presa. I miei ruoli preferiti sul palco rimandano a opere come Oleanna, Orange Flower Water e The Night Garden, per la televisione The Tudors, per il cinema The Callback Queen. Amo la varietà di storie che uno può raccontare attraverso questa carriera, e negli ultimi anni ho scritto anche sceneggiature e sono stata regista di corti.

D: Innanzitutto, congratulazioni per l’ottima recitazione in Lily e Sanctuary, intendo i film che abbiamo visto a Roma. Quali impressioni hai potuto trarre da questa esperienza all’Irish Film Festa?

Amy-Joyce Hastings: Grazie mille. Entrambi i film sono davvero speciali per me e mi sono sentita onorata di poter introdurre Sanctuary al festival. Questa è la mia seconda presenza qui al festival dopo The Callback Queen e Nocturne Passage, entrambi proiettati durante l’edizione 2014, così per me è stato meraviglioso tornare. Roma è la mia città preferita in Europa, è semplicemente un posto incredibile. Non potrei immaginare una posizione migliore di Villa Borghese per una sala cinematografica. L’Irish Film Festa è un’esperienza festivaliera meravigliosa e coinvolgente, non solo per le proiezioni ma anche per il Q&A con il pubblico, che tradotto in italiano risulta assai romantico! Gli spettatori sono molto appassionati e desiderosi di parlare, dopo i film, il che è così gratificante. In più Susanna Pellis e il suo staff sono padroni di casa meravigliosi. Amo partecipare all’evento.

D: Cosa puoi dirci del ruolo che hai interpretato in Lily?

Amy-Joyce Hastings: Io interpreto Oonagh, che è la ragazza più grande alla quale Lily si rivolge per avere un sostegno dopo il suo calvario: in verità sono state fatte incontrare dall’amico di Lily, Simon. Per cui si può anche descrivere Oonagh quale mentore riluttante di Lily… in superficie ha un carattere cinico, spigoloso, ma sottosotto possiede un grande calore e finisce per preoccuparsi di adolescenti come Simon e Lily. È divertente interpretare personaggi stratificati come questo. In definitiva lei ha le carte in regola per galvanizzare Lily, condividendo con lei il fatto che essere sinceri con se stessi è la corazza da indossare nella vita.

D: E come è stato invece partecipare a un progetto cinematografico davvero unico, come quello che ha portato alla realizzazione di Sanctuary?

Amy-Joyce Hastings: Sono molto orgogliosa di essere parte di Sanctuary. Penso sia un film così poderoso e divertente da essere completamente innovativo, nella sua originalità di fondo. Sanctuary ha preso vita come opera teatrale di Christian O’Reilly per il Blue Teapot Theatre Co.: un gruppo teatrale costituito da interpreti con disabilità mentali. Racconta la storia di Sophie e Larry, due adulti innamorati cui non viene permesso dalla legge irlandese di passare del tempo da soli a causa della loro disabilità. Il regista Len Collin ha visto l’opera in scena, ed ha poi deciso di farne un gran film assieme al produttore Edwina Forkin, sicché i due si sono adoperati affinché tutto ciò accadesse. È unico in quanto è l’unico film mai realizzato, nel cui cast principale (ben 9 attori) tutti hanno disabilità psichiche e sono pure interpreti sorprendenti, meravigliosi: hanno vinto il premio per il miglior gruppo di attori al Dublin International Film Festival e quello per il miglior lungometraggio d’esordio al Galway Film Fleadh. Ora sta venendo proiettato in tutto il mondo e ha anche contribuito a cambiare la legge in Irlanda.

D: Infine, quali sono i tuoi progetti artistici per l’immediato futuro?

Amy-Joyce Hastings: Proprio ora sto finendo un bellissimo film che ho co-sceneggiato e diretto, si intitola Breathe. Ho lavorato a questo per tutto il 2017 ed è quasi pronto, il che è eccitante. Come attrice, quest’anno ho anche accettato qualche cameo cinematografico per varie sitcom, webseries e cortometraggi, tutti di imminente uscita. Per finire, sto lavorando alla sceneggiatura del mio film After The Rain che andrà in produzione nell’immediato futuro.

Clara Harte

D: Potresti raccontare al pubblico italiano, Clara, come sono stati i tuoi esordi come attrice?

Clara Harte: Ho iniziato abbastanza tardi. Voglio dire che ho cominciato a frequentare corsi di recitazione quando avevo 16 anni. Avevo alle spalle esperienze musicali e ho sempre amato esibirmi, così mia zia ha suggerito ch’io provassi lezioni d’interpretazione drammatica e la cosa mi ha catturato subito. Ho fatto un sacco di teatro all’inizio e poi mi sono evoluta per fare di più sullo schermo. Mi piacciono entrambe le cose per motivi diversi.

D: Facile immaginare che ottenere il ruolo principale in Lily sia stato bellissimo ma anche emotivamente faticoso. Cosa puoi dirci in merito?

Clara Harte: Quello di Lily è stato certamente il ruolo più impegnativo ch’io abbia interpretato in un film. Quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura, ho capito subito che avrebbe preso molto di me sul piano personale e anche fisico, ma al contempo ho avuto sensazioni davvero forti per quanto riguarda la storia. Ho sentito una connessione molto forte con Lily e la sua vicenda. Quando arriva un ruolo che significa molto per te come attore si deve solo essere coraggiosi e concedersi ad esso completamente. Sono stata fortunata ad avere accanto altri interpreti sempre pronti a supportarti e un regista, Graham, nel quale avevo fiducia e che ha saputo creare il clima giusto sul set.

D: In quanto giovane donna e attrice di talento, cosa pensi del modo in cui Lily, il cortometraggio che hai interpretato, ha saputo rappresentare il problema del bullismo nelle scuole?

Clara Harte: Penso che il film dimostri quanto esso capiti facilmente e come qualcuno possa caderne vittima solo per il fatto di essere diverso dagli altri. Il bullismo sarà sempre un problema, ma credo che il messaggio potente di cui il nostro piccolo lavoro cinematografico si fa portavoce sia proprio questo: non lasciarti sconfiggere! Speriamo che la gente veda il film e che, se qualcuno sta attraversando qualcosa di simile, sia disposto a parlarne. Tutto ciò riguarda l’umanità e il vedere l’effetto che le tue azioni hanno sulla vita del prossimo. La scuola superiore è un posto molto insicuro e quando stai lì pensi che non esista altro. È importante parlare dei problemi e non permettere a nessuno di prevaricarti.

D: Grazie a Lily, che è stato nominato per un Irish Film and Television Academy Award e ha ricevuto anche l’invito per l’Irish Film Festa a Roma, hai potuto vivere due grandi esperienze. Cosa pensi di entrambe?

Clara Harte: In entrambi i casi sono stata molto fortunata a partecipare! Il successo del film ci ha dato una grande opportunità di viaggiare e condividere il messaggio di Lily. Roma è stata un’esperienza davvero incredibile: la città è così bella. Siamo stati accolti con una tale ospitalità da tutti quelli dell’Irish Film Festa. Dopo la proiezione di Lily abbiamo avuto un Q&A con alcuni studenti del posto. Sono stata profondamente ispirata da quello che hanno detto sul film e da quanto li ha coinvolti. Essere tradotti in italiano era poi una cosa piuttosto speciale, penso che tutto sembri migliore nella tua lingua.
E anche partecipare in Irlanda a quella premiazione è stato molto divertente. Anche se non abbiamo vinto, è stato un grande onore essere riconosciuti ad un livello così alto. Ed è sempre bello potersi vestire per l’occasione!

D: E ti stai già preparando per recitare in qualche altro film? Quali sono, per finire, i tuoi prossimi progetti?

Clara Harte: Proprio adesso sto facendo un sacco di audizioni per vedere cosa mi si presenta davanti nei prossimi mesi, è un momento emozionante. Di due film cui ho lavorato all’inizio di quest’anno è prevista l’uscita sempre nei prossimi mesi. Uno di questi si intitola The Family Way e propone tra l’altro un cameo dello stesso Jim Sheridan. È una commedia, il che ha rappresentato un grande cambiamento per me, dopo aver interpretato Lily.

Stefano Coccia

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