La sorellanza contro il patriarcato e l’esoterismo elitario
Un vestito da sposa macchiato di sangue dopo la notte di nozze di Grace, alias Samara Weaving, ancora fresca dell’unione in matrimonio con Alex Le Domas, ovvero Mark O’Brien. Le prime luci dell’alba l’hanno vista sopravvivere al “gioco” del nascondino, che ha scatenato una caccia spietata contro di lei, e da qui inizia Finchè morte non ci separi 2.
Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillet ne firmano la regia, dopo il primo capitolo della black comedy, sempre da loro diretta, che deflagrava in derive horror. I due cineasti, sono noti anche per aver girato Scream del 2022, e il successivo Scream VI, nonché Abigail.
I Le Domas fanno parte di un gruppo di famiglie elitarie, unite da un vincolo di sangue con Mr Le Bail, e il capo di questa congrega, cui presta il volto nientemeno che David Cronenberg, dà ordine di uccidere colei che ha osato sconfiggere dei loro alleati. Ad unirsi a Grace, ci sarà anche la sorella Faith (Kathryn Newton), ed insieme affronteranno una élite demoniaca. Al cast si aggrega anche Sarah Michelle Gellar, nota soprattutto per aver interpretato la serie TV Buffy – L’ammazza vampiri, oltre che i film So cosa hai fatto e Cruel intentions. Le sequenze della caccia alle due sorelle rammentano le medesime dinamiche di The Hunt, il film di Craig Zobel che poneva l’attenzione sul divertissement di persone ricchissime, appartenenti a gruppi dell’alta società, che per gioco massacravano individui rapiti per la causa. La variante in Finché morte non ci separi 2 è rappresentata dall’elemento esoterico, che tracima nel satanismo, ove Mr Le Bail per assonanza rammenta Bael, che secondo la demonologia cristiana rappresenta il re degli inferi. Il suo nome significa signore o padrone, e infatti le ricche famiglie, compresa i Le Domas, sono asservite a lui.
Le sequenze horror intrise di splatter e black comedy hanno un ritmo altalenante, e una certa carenza di trovate esilaranti, facendo piuttosto rimpiangere i tempi in cui si guardavano al cinema film come Bad Taste di Peter Jackson o la trilogia di Evil Dead di Sam Raimi. Uno dei pregi di Finché morte non ci separi 2 sta nel non mostrare mai Mr Le Bail, se non in un fotogramma ben stilizzato, ma chissà se bisognerà aspettarselo in un più che probabile terzo capitolo? Vien da pensarlo, anche perché l’ispirazione dell’intera vicenda sembra attingere a piene mani dall’orrore emerso dagli “Epstein Files”.
I social a tal proposito hanno fatto il resto, rendendo virale ogni video e notizia, alimentando la morbosa curiosità dei follower. E Hollywood, molto spesso citata per essere la culla di rituali satanici, e affine alle atrocità commesse dalla ricca élite, non si è comunque fatta scappare l’occasione per rendere ancor più attuale il film firmato da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillet. Grace e Faith, inoltre, esprimono tematiche legate in senso più ampio alla sorellanza, contro una congrega di famiglie ricche con a capo gli uomini, simbolo del patriarcato, allegoria con la quale si vuole identificare il male assoluto, non a caso rappresentato anche da Mr Le Bail. Nonostante gli sforzi dei due cineasti, il lungometraggio soffre di momenti di stanca, ed è anche poco incisivo nel mostrare l’oscurità dall’afflato sulfureo e perversamente malvagio delle ricche famiglie, mentre timidamente cerca di emergere la linea comica. Questa infatti a tratti regala momenti sì esilaranti, e con scene condite da uno splatter copioso, ma ciò nel complesso non basta. Vien da chiedersi anzi se fosse necessario questo sequel, molto meno ispirato del suo predecessore.
Fabrizio Battisti









