Scavando fino alle radici
Indipendentemente dal risultato, che come avremo modo di vedere è più che apprezzabile, Disco Afrika: A Malagasy Story e il suo autore Luck Razanajaona hanno già raggiunto un importante e storico traguardo, che è quello di aver regalato al Madagascar la prima partecipazione in assoluto a un grande festival internazionale con un autore locale. L’esordio del regista, sceneggiatore e produttore malgascio ha avuto infatti il suo battesimo alla 74esima Berlinale nella sezione “Generation”, da dove poi è partito un tour che ha fatto tappa anche in Italia al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2024 e più di recente alla 38esima edizione del Bolzano Film Festival Bozen, nella vetrina che la kermesse altoatesina dedica ai film per bambini e ragazzi denominata “Lili – Little Lights”. Ed è qui che abbiamo avuto la possibilità di recuperare questo potente e intenso racconto di formazione che scava nell’identità culturale, sociale e politica del Madagascar.
La pellicola ci porta infatti su quella che è stata ribattezza “isola rossa” per via del colore del suolo ricco della sostanza laterite che tinge anche le acque dei fiumi, arrivando fino al mare. Rosso che è anche quello del sangue dei malgasci in una terra che è ed è stata violata da guerre, violenze e di soprusi nei confronti della popolazione inerme. La stessa dove oggi vive Kwame, un ventenne che fatica a guadagnarsi da vivere nelle miniere clandestine di zaffiri. Un evento inaspettato lo riporta nella sua città natale. Mentre si riunisce con sua madre e i suoi vecchi amici, si ritrova a confrontarsi con la corruzione dilagante che affligge il suo Paese. Dovrà scegliere tra soldi facili e lealtà, tra individualismo e risveglio politico.
Il tutto è narrato attraverso gli occhi e la voce del protagonista, interpretato con il giusto grado d’intensità e coinvolgimento dal giovane Parista Sambo, del quale accompagna nel tortuoso percorso di maturazione, oltre che umana, di una consapevolezza sociale e politica legata anche al suo passato, che lo porterà a riscoprire l’eredità di suo padre e delle sue origine. Un percorso a ostacoli, quello affrontato dal personaggio principale, che passa drammaturgicamente per due macro blocchi narrativi diversi per registro e genere: una prima che fa riferimento e segue le regole, le tematiche e gli archetipi del coming of age; una seconda che si tinge di nero e di giallo mistery per pedinare Kwame mentre si infiltra in un traffico illegale a scopo di raccogliere informazioni. Si tratta di un cambio di pelle per Disco Afrika inaspettato quanto efficace, che permette di fatto al plot e alla one-line del protagonista di mutare e di affrontare argomentazioni scomode e dal peso specifico rilevante come l’oppressione, la corruzione, la rivoluzione e le scelte pericolose che si devono fare per cercare di invertire la rotta e trovare la pace. Così facendo, Razanajaona riesce a restituire sullo schermo le diverse anime del martoriato Madagascar e della sua gente, creando connessioni tra le epoche per onorare il perdurante spirito di resistenza dell’isola e denunciare il caos collettivo orchestrato a beneficio di pochi.
Francesco Del Grosso









