Addio fottuti musi verdi

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5.0 Awesome
  • voto 5

Siamo i ragazzi del Web

Direbbe il ben noto monsieur Lapalisse, se fosse in vita in questi nostri strani giorni, che tra il web e il cinema c’è una certa qual differenza. Il primo è giovanilistico, di rapida fruizione, vive di idee fulminanti a prescindere dalla qualità del loro sviluppo. Il secondo, per ottenere un buon risultato, pretende il classico scatto in più. Quello che il gruppo denominato The Jackal – popolarissimo tra gli internettiani grazie alle loro mini-serie socio-satiriche nonché per le loro fulminanti parodie – non è purtroppo riuscito ad ottenere.
Eppure l’intuizione (appunto: fermarsi lì proprio non basta) alla base di questo loro esordio cinematografico dal geniale titolo Addio fottuti musi verdi non era affatto trascurabile. Realizzare un film di fantascienza di serie Z che inglobasse temi molto italici come la disoccupazione ad oltranza giovanile e la frattura insanabile tra imprenditoria poco illuminata e persone in cerca di lavoro. Il problema è che il lungometraggio, oltre a divertire solo sporadicamente, non graffia. La satira che avrebbe dovuto accostare l’entità aliena responsabile di abduction ai danni del protagonista con una qualsiasi istituzione burocratica terrestre – il miraggio del posto fisso di zaloniana memoria! – non funziona affatto, disperdendo il tutto in un’avventuretta fantascientifica senza nerbo in cui, prevedibilmente, saranno in nostri emarginati eroi a salvare il pianeta dalla distruzione. Risulta poi del tutto assente, all’interno del film diretto da Francesco Ebbbasta (al secolo Francesco Capaldo, leader del gruppo), la componente parodistica. Quella che conduce il cinema d’imitazione, ovviamente plasmato in un certo modo, verso le vette creative di un nuove genere cinefilo. Probabilmente sarebbe stato pretendere troppo da un esordio. Però non basta infarcire il film di situazione e dialoghi visti e sentiti sin troppe volte per allungare il brodo fino a raggiungere la convenzionale durata di un lungometraggio. Solamente l’apparizione di Gigi D’Alessio, nei panni più o meno di se stesso, riesce a risvegliare il pubblico da un torpore dovuto ad una pressoché totale mancanza di evoluzione narrativa. Addio fottuti musi verdi – presentato in anteprima come Special Event in Alice nella Città alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma – si rivela infatti idealmente prigioniero di un fatale loop: quello che prevede, per il fruitore di youtube, una soglia di attenzione molto bassa. Perciò ogni sequenza sembra tirata via con rapidità massima alla disperata ricerca di momenti comico-satirici che sopraggiungono solo di rado.
Un vero peccato. Perché il film, almeno dal punto di vista della confezione, dimostra di essere una produzione tutt’altro che poco professionale, grazie anche ai soldini spesi da 01 e Cattleya. Effetti speciali credibili, panorami spaziali che non hanno nulla da invidiare a produzioni d’oltreoceano ben più blasonate ed infine un coinvolgimento, in partecipazione straordinaria, di attori presi di peso dalla serie tv Gomorra come Salvatore Esposito, Fortunato Cerlino e Maria Pia Calzone. L’intelligenza della satira, quella che invece era ben presente in un altro esordio dal background similare come Italiano medio di Maccio Capatonda, stavolta risulta evidentemente in contumacia. Ci sarebbe da sperare che i brillanti The Jackal (sul web) imparino la lezione e migliorino la prossima volta. Beninteso se una seconda opportunità cinematografica verrà loro concessa. In caso contrario c’è sempre la super “democratica” rete, sorta di refugium peccatorum dove il primo comandamento sarà sempre quello di assecondare il gusto dei naviganti.

Daniele De Angelis

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