Indagini interne
Per Dominik Moll, cineasta nato e cresciuto in Germania Ovest da padre tedesco e madre francese, formatosi però registicamente in Francia dove fondamentale è stato l’incontro con Laurent Cantet, di cui è stato assistente alla regia sui set di Les Sanguinaires e di Risorse umane, il thriller e il poliziesco inteso nelle sue varie declinazioni rappresentano un costante terreno di ricerca, all’interno della sua non prolifica ma comunque interessante filmografia. Non a caso tra i titoli più apprezzati vi è sempre “l’hitchcockiano” Harry, un amico vero (2000).
Nelle sale – anche italiane – Dominik Moll c’è tornato di recente con Il caso 137 (Dossier 137), film che era stato presentato in anteprima il 15 maggio 2025 al 78º Festival di Cannes. Sceneggiato assieme al sodale di sempre Gilles Marchand, tale lungometraggio ha il suo cavallo di battaglia proprio nella finezza di scrittura, ossia in una ricognizione penetrante e matura non soltanto dei meccanismi che regolano il genere, ma anche del quadro sociale sempre più preoccupante della Francia di oggi.
Sagacemente sospeso tra poliziesco, legal movie, teorema sulla visione (reso tangibile dalla ricerca di punti di vista oggettivi sulla scabrosa vicenda narrata) e critica sociale (la frequentazione di Cantet qualcosa ha senz’altro lasciato), Il caso 137 schiera quale protagonista una tostissima Léa Drucker (già scelta da Dominik Moll nel 2016 per Des nouvelles de la planète Mars) nei panni di Stephanie Bertrand dell’Ispettorato Generale della Police Nationale (IGPN), organismo che si occupa della condotta della polizia francese ovvero di indagini interne.
Lo sfondo sociale infuocato è molto ben caratterizzato, con ragguardevoli punte di criticità e un inevitabile disincanto di fondo: l’ispirazione del resto viene direttamente dai fatti di cronaca e dagli scontri inerenti alle proteste del Movimento dei Gilet Gialli a Parigi nel 2018, allorché molti cittadini si ritrovarono – come accaduto altre volte, nella storia francese recente – a contestare aspramente le più impopolari, autoritarie, classiste politiche del controverso Presidente Emmanuel Macron.
Fulcro della storia è il tentativo della protagonista di ricostruire cosa sia realmente accaduto nel corso di un corteo, dove si erano registrati violenti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti del movimento dei gilet gialli, uno dei quali, il giovanissimo Guillaume (Côme Péronnet), era stato soccorso dopo aver riportato gravi ferite a causa di un proiettile non letale sparato alle spalle.
Accuratamente orchestrato intorno a una miriade di punti di vista e di personaggi, il cui carattere emerge con poche e rapide pennellate, Il caso 137 parte dalla cronaca per far luce progressivamente sul comportamento violento e sprezzante di alcune frange delle forze dell’ordine, sul cinismo sconfinante nell’omertà dei vertici della Polizia stessa, sul pressoché inevitabile spezzarsi del legame tra popolazione e autorità che – spesso indegnamente – la rappresentano. L’ottima scelta del cast, gli stringenti meccanismi narrativi, la sete di giustizia riconoscibile in pochi, troppo pochi elementi – tra cui ovviamente la protagonista Stephanie Bertrand, abile nella sua ricerca affidata anche alle registrazioni delle videocamere di sicurezza, ma poco ascoltata se non addirittura ostracizzata dai superiori – e quella costante amarezza che contraddistingue un po’ tutta la “detection”, rendono il film di Dominik Moll teso, vibrante, caparbio nella denuncia, ma al contempo latore di una più che comprensibile sfiducia nei confronti di un quadro socio-politico malato e in gran parte ormai compromesso.
Stefano Coccia









