Occhio al Ciclope
Permetteteci di esordire con una battuta. Chi, come noialtri, non ha affatto gradito il Polifemo così “bifolco” e almeno inizialmente restio a usare la parola della controversa Odissea di Nolan, apprezzerà senz’altro di più il buffo Ciclope che compare all’inizio di Minions & Monsters, ennesimo capitolo di una saga che non dà ancora segni di cedimento o di stanchezza. Già, perché in quello che può apparire come il lungometraggio più eccentrico, tra quelli realizzati finora, con quel gusto “antologico” che consiste per l’occasione nel ritrarre i temerari esserini gialli attraverso svariate epoche (neanche fosse Superfantozzi, l’inconfessabile punto di riferimento degli autori), la nuova avventura dei Minions fende secoli di Storia ed eventi ispirati al Mito per approdare dritta dritta a una versione alternativa della Storia del Cinema, da far invidia ai migliori manuali in commercio.
Forse era destino. Sin dagli esordi, i momenti più brillanti dei tanto pittoreschi “aspiranti cattivi” della saga avevano coinciso con qualche sketch dal sapore “slapstick”, tale pertanto da ricordare certe dinamiche del cinema muto. Ed è così che dopo aver vagato sulla Terra per qualche millennio, sempre alla ricerca del super-cattivo di turno da servire e onorare, i Minions fanno qui il loro ingresso in una parodica versione della vecchia Hollywood, pronti a conquistare il successo… o più che altro a creare disastri, su qualsiasi set vengano ammessi. Ricapitolando: settimo capitolo della saga di Cattivissimo me, terzo tra gli spin-off dedicati ai Minions (sebbene risulti primo, qualora si voglia ricostruirne le imprese in ordine cronologico), Minions & Monsters accende i riflettori (letteralmente) su Henry e James (meravigliosa la scelta dei nomi, in questo episodio), due membri della tribù finora in ombra il cui vero sogno sembra essere quello di raccontare storie a un pubblico sempre più ampio, invece di limitarsi a setacciare il mondo a caccia di cattivi da servire. Quale occasione migliore dell’appena nato cinematografo, allora, per mettere alla prova il proprio talento?
Il regista francese Pierre Coffin, principale mentore di questa saga animata, già in passato ci aveva deliziato con le sue invenzioni umoristiche, ma qui pare essersi superato, rivelando un invidiabile retroterra cinefilo. Dalle irresistibili rivisitazioni di Muybridge e del precinema alle prime “comiche”, dai Lumiere all’aurorale sbocciare del western, da Chaplin e Buster Keaton a quel regista dall’accento tedesco che pare il clone di Erich Von Stroheim, dalle scene “noir” con un Minion che scimmiotta addirittura Humphrey Bogart agli sconvolgimenti portati dalla fine del cinema muto, questa nuova avventura dei pestiferi guastatori gialli oltre a strappare risate a non finire si rivela strada facendo un’inedita, insolita, arguta lezione di Storia del Cinema. Però, niente paura: produttori cinematografici avidi a parte, ci sono anche cattivi in piena regola. Il titolo stesso è una garanzia: Minions & Monsters. E la tenebrosa deriva “lovecraftiana” del racconto, con personaggi mostruosi a metà strada tra i Grandi Antichi e un qualsiasi Kaiju della tradizione nipponica pronti a irrompere in scena, finisce per assicurare a questo sorprendente film d’animazione ulteriori dosi di satira e di intrattenimento.
Stefano Coccia









