Edizione extra-ordinaria
Non c’è dubbio che in testa alla classifica dei più attesi di questo 2026 vi siano due film i cui soli titoli e rispettivi autori sono sufficienti a fare alzare la temperatura a livelli febbrili del pubblico. Stiamo parlando dell’Odissea di Christopher Nolan e di Disclosure Day di Steven Spielberg. Ma se per il primo bisognerà pazientare ancora un pochino, per la precisione il 16 luglio, per il secondo l’ora X è finalmente scoccata, con il countdown che è andato esaurendosi il 10 giugno, data scelta da Universal Pictures International Italy per l’uscita nelle sale nostrane dopo essere stato avvolto in fase promozionale da un fitto mistero, al punto si dice da declinare persino l’invito sulla Croisette pur di mantenere segreti fino all’ultimo i dettagli della trama.
La notizia di una nuova pellicola diretta da Spielberg sul tema UFO era emersa nel 2024, scatenando subito l’entusiasmo e la curiosità degli appassionati e degli addetti ai lavori. E così è stato, con il trentacinquesimo lungometraggio del regista statunitense che a un passo dagli ottant’anni e a cinquanta circa dalla prima volta con Incontri ravvicinati del terzo tipo torna alla sua amata fantascienza portando sullo schermo il suo quarto film alieno. La storia ci porta al seguito di Daniel Kellner, un giovane esperto di cybersicurezza e whistleblower che ha trafugato dei dati di estrema segretezza dalle mani dell’agenzia para-governativa per cui lavora, convinto che la popolazione mondiale abbia diritto di conoscere la “verità”. Per questo deve fuggire, nascondendosi insieme alla fidanzata Jane, con un passato da novizia, per raggiungere Hugo, a capo di una cellula clandestina. Nel frattempo a Kansas City Margaret Fairchild, conduttrice del programma meteo in una emittente televisiva locale, inizia a comportarsi in modo anomalo, producendosi in versi incomprensibili nel bel mezzo di una diretta…
Partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, lo script prende forma e sostanza attingendo da uno dei temi più affascinanti del genere: la possibilità che non siamo soli nell’universo. Il film racconta una storia che unisce mistero, tensione e riflessioni sul rapporto tra verità e potere, raccontando un evento destinato a cambiare per sempre il destino dell’umanità. La storia ruota attorno all’idea di una rivelazione imminente, un evento capace di cambiare per sempre il modo in cui l’umanità guarda se stessa e al proprio posto nell’universo. Non si tratta solo di scoprire se siamo davvero soli, ma di capire cosa succede quando una verità così grande smette di essere un segreto e diventa qualcosa che appartiene a tutti.
Il tema centrale, come del resto annunciato dal titolo, è dunque la rivelazione, ma non tanto l’arrivo degli extraterrestri in sé, quanto il modo in cui l’umanità reagisce davanti a una verità, capace di mettere in crisi certezze, istituzioni e convinzioni personali. Il tutto passa attraverso una sorta di sintesi di tutto ciò che è stato il genere dagli anni della Guerra Fredda in poi, con tutto il campionario al seguito di avvistamenti, dossier coperti, apparati federali, agenzie ombra, insabbiamenti, i fantomatici X-files, il caso Roswell e l’Area 51, il complottismo e il creazionismo, la religione ufologica e la dittatura tecnocratica, libero arbitrio e dogma. Un discreto bagaglio, questo, che il cineasta di Cincinnati mette insieme ricorrendo all’autocitazione, ma senza quello spocchioso atteggiamento di autocelebrazione che caratterizza molti colleghi più o meno affermati. Lo fa creando un punto di intersezione e di collegamento tra capitoli diversi del genere in questione da lui cesellati: dalla fiaba extra-terrestre di E.T. e A.I. – Intelligenza artificiale a una rivisitazione in chiave moderna e thriller di Incontri ravvicinati del terzo tipo, passando per le parabole ammonitorie de La guerra dei mondi e Minority Report, dove la sci-fi va a braccetto con una componente dichiaratamente action e spettacolare. E infatti ai caratteri fondanti e alle istanze del cinema spielberghiano si va ad aggiungere quella componente visivamente spettacolare che garantisce al risultato una buona dose di intrattenimento, frutto di scene d’azione impattanti come quelle della fuga con inseguimento dalla fattoria, del treno in corsa e della casa invisibile, ma anche di un pizzico di humour che non guasta mai (vedi la scena della distruzione del cellulare).
Ad aiutarlo nel mettere insieme i tasselli del mosaico c’è David Koepp, che aveva già collaborato con lui firmando le sceneggiature di alcune pellicole come Jurassic Park e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Pellicole, queste, che sul piano degli incassi hanno dato non poche soddisfazioni. Koepp dal canto suo cerca di far quadrare i conti narrativamente e drammaturgicamente parlando, ma si perde qualche pezzo per strada con qualche buco di sceneggiatura qua e là a causa della mole corposa di informazioni, dinamiche, sviluppi e intrecci da gestire e consegnare alla messa in quadro. Quest’ultima ovviamente, data la mano esperta che c’è dietro, non subisce pesanti ripercussioni e le scene di cui sopra lo testimoniano, anche se non ce n’era bisogno. A rimettere le cose in ordine ci pensa Spielberg che, con la complicità di interpreti versatili e capaci come Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth e Colman Domingo, oltre alla colonna sonora di John Williams (è la trentesima collaborazione tra i due) e alla fotografia di Janusz Kamiński, riesce a compattare e a fare funzionare l’intero ingranaggio di questa gigantesca macchina da 115 milioni di dollari, accompagnando lo spettatore di turno sino a un grandioso e potentissimo finale. Vedere per credere.
Francesco Del Grosso









