Poliamore per principianti!
“Poliamoroso” e multipolare, polimorfo e sorprendentemente stratificato, Coppia aperta quasi spalancata è proprio il progetto cinematografico che non ti aspetti e che ti prende simpaticamente in contropiede. Del resto la regista di tale docu-film, Federica Di Giacomo, già in passato ci aveva convinti di possedere un tocco personale, nel rapportarsi al cinema documentario, vedi ad esempio quel Liberami, attraverso il quale nel 2016 si era rapportata al controverso tema degli esorcismi in modo pungente e di sicuro poco convenzionale.
Qui però la sua peculiare sensibilità si è incontrata felicemente con altre. In primis quella di Chiara Francini. Volto estremamente popolare al cinema, in televisione e a teatro, apprezzata anche come scrittrice, la bella Chiara ha dimostrato nel corso di tutta la sua carriera di poter passare con fare disinvolto da progetti dichiaratamente mainstream, quale può essere una commedia di Pieraccioni o di Fausto Brizzi, al recitare in opere cinematografiche come Martin Eden o al partecipare a progetti cinematografici e teatrali più piccoli, indipendenti. Nella circostanza però si è andati anche oltre!
Un discreto interesse si è infatti manifestato a Venezia 2024, dove era presente quale evento speciale nelle Giornate degli Autori, per Coppia aperta quasi spalancata, che già a fine agosto ha fatto capolino nelle sale. Scritto da Federica Di Giacomo e Chiara Francini assieme al sodale Mario Sesti, altra mente decisamente vulcanica, il film è un caleidoscopio in cui i diversi punti di vista sulla monogamia e sulle cosiddette relazioni “poliamorose” vengono frullati a dovere, attraverso una consapevole e – soprattutto – divertita decostruzione dell’impianto formale dell’opera.
“Aperta” può quindi essere non soltanto la coppia, ma anche la struttura di un lungometraggio i cui strati, un po’ tipo cipolla, sono tanti. E tutti degni di interesse. Di base c’è naturalmente il fatto che Chiara Francini un testo-cardine come Coppia aperta quasi spalancata di Dario Fo e Franca Rame, all’epoca davvero destabilizzante rispetto alle convenzioni borghesi, l’ha portato più volte a tetro nel ruolo di Antonia. Il mondo però nel frattempo è andato avanti, chissà se evolvendosi o involvendosi. E quel desiderio di evadere dalla rigida monogamia di un tempo si riflette oggi in una miriade di concezioni dell’eros e della coppia, anche bizzarre, che nella teorizzazione (e per taluni anche la pratica) del cosiddetto “poliamore” hanno trovato forse il fulcro ideale.
Sul palco e ancor più fuori dal palco, l’aspro confronto va avanti. Giacché dal veder filmati gli spettacoli con protagonisti Chiara Francini e Alessandro Federico (lode anche a lui per i successivi momenti “alla Boris“) si passa a un’ampia cornice meta-teatrale, che assorbe piano piano molteplici spunti: il “pedinamento” documentaristico di un nucleo famigliare poliamoroso, le aspre diatribe cui partecipano i due attori in circoli femministi o in gruppi di ascolto dove si promuovono le nuove tendenze affettive, la stessa realtà famigliare degli interpreti restituita sullo schermo in modo eccentrico, spiazzante, laddove il vero fidanzato di Chiara (l’imprenditore svedese Fredric Lundqvist) e sua madre Sara Rastrelli (un’apparizione a dir poco strepitosa, la sua, perfetti i tempi comici con la figlia) dimostrano più di tanti consumati attori di saper stare al gioco.
Diverte poi Chiara quando, con quella verve “toscanaccia” dal timbro però così amabilmente naïf, si fa beffe del politicamente corretto apostrofando in modo altrettanto sgarbato i suoi contestatori a teatro o nelle assemblee. Del resto l’ironia e ancor più l’autoironia sono i “colori” che impregnano un docu-film da cui, per fortuna, non ci si deve aspettare giudizi sommari sul così dibattuto argomento, bensì una serie di scambi dialettici compositi e taglienti, sui quali aleggia un delizioso “situazionismo”. In un clima di libertà che ci ha persino ricordato i primi film di Silvano Agosti. E visto che di punti di vista ne vengono sciorinati non pochi, permetteteci di mostrare una punta di preferenza e di elogiare quel circolo di persone che hanno scelto, per certi versi coraggiosamente, di bandire il sesso dai loro incontri, preferendogli coccole, abbracci ed effusioni varie da scambiarsi l’un l’altro, indossando peraltro curiose tutine a forma di animaletti teneri e “pucciosi”. Vien voglia quasi di raggiungerli, al prossimo “pigiama party” che decideranno di organizzare.
Stefano Coccia









