Acqua e vento
Dopo averlo visto sfidare faccia a faccia il più grande ghiacciaio d’Europa, ossia il Vatnajökull, in Beyond – Lettera a chi non è andato oltre, Alex Bellini torna con un nuovo documentario dal titolo Rotta, presentato tra le proiezioni speciali della 74esima edizione del Trento Film Festival. Stavolta l’esploratore e attivista ambientale ha deciso di rievocare un’altra straordinaria impresa senza precedenti e mai più ripercorsa nella sua interezza, quella che lo ha visto protagonista di un viaggio in barca a remi da Genova a Fortaleza (in Brasile), passando attraverso il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico. L’impresa però non fu immediata: dopo due tentativi falliti, uno dei quali si concluse con un naufragio sull’isola di Formentera, riuscì finalmente nel suo obiettivo al terzo tentativo percorrendo oltre 11 mila chilometri in 227 giorni.
Oggi a distanza di vent’anni, grazie al ritrovamento dei filmati originali in MiniDV personali di quel viaggio, Bellini ripercorre la memoria di quell’impresa, già raccontata nel libro Pensa se non ci avessi provato). Ad affiancarlo, come nel precedente progetto, c’è ancora il pluripremiato documentarista Francesco Clerici, che con un chirurgico e attento lavoro di editing ha, insieme al co-regista, dato forma e sostanza audiovisiva a un vero e proprio diario di bordo. Attingendo dal found footage da lui stesso realizzato, come fatto in altre opere che narrano di traversate oceaniche tra cui Stretti al vento – Storie di navigazioni in solitario o Deep Water – La folle impresa di Donald Crowhurst, gli autori danno vita a quello che tecnicamente si può definire un film di montaggio con e attraverso il quale viene ricostruita cronologicamente l’odissea marittima di Bellini.
Rotta nasce dunque da un assemblaggio di materiali pre-esistenti, che diventano la base dell’architettura narrativa e drammaturgica del racconto. Un racconto nel quale il protagonista affida alla videocamera frustrazioni, momenti di esaltazione, confessioni e riflessioni, in un frullato di stati d’animo ed emozioni cangianti che lo accompagnano lungo il viaggio e che passano dall’esaltazione a momenti di down. Durante la traversata, Bellini affronta momenti di profonda crisi interiore, cinque giorni di digiuno e uno stato costante di rischio e isolamento, ma anche condizioni meteorologiche e logistiche avverse che rendono l’impresa ancora più complessa da portare a termine.
La timeline si compone mediante la messa in linea degli highlights chiave dell’impresa in oggetto, nei quali trovano spazio incontri con la natura e le sue espressioni e persino con oggetti imprevisti. Il tutto torna a galla e si fa memoria nel presente grazie a uno sguardo rappresentato da un’intelligenza artificiale che rilegge gli eventi da una prospettiva contemporanea. Questo dispositivo osserva, analizza e tenta di comprendere cosa spinga una persona a spingersi così lontano, mossa da una sete inestinguibile di conoscenza, affrontando l’ignoto come forma di esplorazione di sé. Questa rilettura permette a Rotta di stratificare la propria struttura portante, consegnando allo spettatore di turno una seconda linea narrativa che va oltre la cronaca di un’impresa per entrare nella mente e nel cuore di chi l’ha compiuta.
Francesco Del Grosso









