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Not Afraid of Happiness

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VOTO: 6,5

Ironman Oscar

Negli ultimi cinque anni, Ambroise Abondance ha intrapreso la carriera di regista freelance unendo la sua passione per la narrazione, la montagna e gli sport outdoor, in particolare quelli di montagna. Questa unione avrà sicuramente agevolato e contribuito a rendere possibile l’incontro tra il regista francese e il connazionale Oscar Burnham, un incontro che ha portato alla nascita del documentario dal titolo Not Afraid of Happiness (Pas peur du bonheur), presentato nel concorso internazionale della 74esima edizione Trento Film Festival.
L’opera diretta da Abondance segue la storia di Burnham che a soli 18 anni perde la mano sinistra a seguito di un incidente che ne ha stravolto l’esistenza. Dopo lunghe settimane tra ospedale e riabilitazione, il protagonista è costretto a imparare di nuovo i gesti più semplici, come muoversi e vestirsi, per ritrovare la fiducia in se stesso. In questo percorso difficile, lo sport diventa la sua ancora di salvezza. Not Afraid of Happiness ripercorre questo viaggio di resilienza partendo dai giorni dopo l’incidente, passando per l’arrampicata e l’alpinismo, poi per lo sci para-alpino e l’integrazione nella squadra francese attraverso cui riesce a riconoscere il proprio corpo e la propria identità, sino e al suo sogno di competere ai Giochi Paralimpici.
L’autore costruisce l’architettura e la confezione del documentario con un approccio classico, lavorando su due piani temporali che scorrono parallelamente alternando passato e presente, con l’intenso percorso di riabilitazione e di ritorno all’agonismo che lascia spazio di volta in volta al presente storico, quello che vede Oscar alle prese con una spedizione in Norvegia con un gruppo di amici, tra montagne e fiordi, in un’avventura che diventa metafora del suo percorso interiore, fatto di sfide, libertà e legami profondi. Attraverso lo sguardo sincero e ironico del protagonista e la potenza dei paesaggi, emerge il ritratto di un giovane capace di trasformare le difficoltà in energia vitale, riscoprendo nello sport e nella montagna un nuovo modo di vivere e di essere felice. Il tutto accompagnato da una carrellata di interviste a figure chiave della e nella vita di Burnham, compresi i familiari, il cui racconto corale fa da coro greco a quello personale del protagonista. Il risultato è una biografia che si poggia sugli stilemi del dramma umano, del filone sportivo e sulle emozioni a essi correlati, per destrutturare il mito della performance a favore di una riflessione sull’auto-determinazione, la resilienza, la disabilità e il superamento dei limiti.

Francesco Del Grosso

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