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Kronoshock

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VOTO: 7,5

Le (dis)avventure di un intrepido scalatore

Il Trento Film Festival 2026 si propone ancora una volta un obiettivo alto come le vette inquadrate dalla sua metaforica macchina da presa. E il Concorso internazionale racchiude perfettamente questa volontà di descrivere e raccontare la complessità delle Terre Alte di tutto il mondo con i suoi diciannove titoli presenti nella selezione della 74esima edizione. Lo fa attraverso la ricerca di modalità di narrazione non banali, che vadano oltre il cinema d’alpinismo standard, spostando l’attenzione in modo a tratti radicale: non più (solo) i contenuti ma le forme, più sperimentali in certi casi o classiche in altre ma mai didascaliche, mai solo divulgative. Ne è un esempio l’autentica mina vagante della competizione trentina, quel Kronoshock di Ignasi López Fàbregas che è anche l’unica presenza animata nella rosa delle opere in gara per la conquista della prestigiosa Genziana d’oro.
Il regista spagnolo è tornato alla kermesse trentina a a cinque anni di distanza dalla presentazione di El gran hito con un cortometraggio di nove minuti che si avvale della tecnica della stop motion per immergere lo spettatore di turno nel cuore di una valle sperduta dove, circondato da prati verdi e fiumi, erge un imponente ammasso di neve e roccia. L’avventuroso Lord Cliffrider spera di essere il primo a raggiungere la vetta della montagna che tanto desidera, ma gli imprevisti quando si tratta di sfide ad alta quota sono all’ordine del giorno.
Kronoshock trasforma questi imprevisti in gag spassose e divertenti che non hanno bisogno di battute e dialoghi per strappare sorrisi al fruitore, con quest’ultimo che si trova al cospetto di una visione gioiosa, ludica e nostalgica dell’alpinismo delle origini. Il regista catalano sceglie un registro comico e leggero, così come nei suoi precedenti lavori, per portare sullo schermo attraverso il formato breve e l’animazione a passo uno in plastilina un efficace tentativo di destrutturazione del mito dell’alpinista indistruttibile e soprattutto dell’idea di prestazione sportiva super performante. All’autore basta una manciata di minuti per centrare l’obiettivo e consegnare alla platea un’opera che ha dalla sua parte il dono della sintesi per approfondire le suddette tematiche, ma anche una buona dose di humour pungente che con un colpo di fioretto al fotofinish la tocca piano pure sull’incontro/scontro tra passato e presente, tra tradizione e il nuovo che avanza inarrestabile.

Francesco Del Grosso

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