Wolka

0
6.0 Awesome
  • VOTO 6

Una seconda occasione

Nella didascalia che precede l’inizio di Wolka, presentato nella sezione Panorama Internazionale della 13esima edizione del Bif&st, si legge che il film è dedicato alla memoria di colui che l’ha realizzato, ossia Árni Ólafur Ásgeirsson, scomparso prematuramente all’età di 49 anni nell’aprile del 2021. Il grande potere del cinema sta nel donare agli autori l’immortalità della quale non avrebbero potuto godere nella vita terrena e alle loro opere, al di là del risultato, l’eternità e un posto, grande o minuscolo che sia, nella Storia della Settima Arte. L’ultima fatica dietro la macchina da presa del regista islandese, così come le altre tre che l’hanno preceduta, non passeranno di certo agli annali per via delle rispettive incertezze e dei limiti che, pur bilanciandosi con gli elementi di pregio, ne hanno minano l’integrità. Ciascuna a proprio modo però ha fatto parte integrante di un pensiero, di un progetto personale, di una visione, di un modo di fare e concepire il cinema.
Wolka in tal senso ne è parte integrante, tanto nello stile quanto nella scrittura e nelle tematiche. Sono infatti rintracciabili nel corpus dell’opera in questione elementi e temi già presenti in quelle firmate in passato da Ásgeirsson, a cominciare dalla fragilità dei legami affettivi e dal tentativo del personaggio di turno di redimersi. È il caso di Anna, che esce in libertà vigilata da una prigione polacca dopo quindici anni dietro le sbarre. Una volta fuori ha un solo obiettivo: trovare una donna il cui nome è Dorota. Per farlo torna nel suo cadente quartiere in quel di Varsavia, ma le poche persone rimaste lì che ricordano ancora Anna dopo tutti questi anni, non hanno idea di dove si trovi la persona che cerca. L’unica traccia emersa, ossia l’indirizzo scritto su una lettera inviata a un conoscente, la collocano in un villaggio di pescatori in Islanda. Alla protagonista non resta che seguire quella pista, partendo alla volta di quel luogo, ma cosa vuole dalla connazionale? Alla visione del film il compito di fornire una risposta, poiché una parola di troppo da parte nostra rischierebbe di rovinarla. Il cuore pulsante del plot, infatti, è legato a doppia mandata a una componente mistery su e intorno alla quale ruota e si sviluppa il racconto. Motivo per cui meno si dice e meglio è.
Wolka è un thriller dalle forti tinte drammatiche che in attesa del twist rivelatore che avviene molto in là nella timeline, passa attraverso una serie di cambi di pelle che vedono la pellicola presentarsi allo spettatore da prima come un prison-movie per poi virare momentaneamente verso il crime e il revenge movie quando Anna viene scarcerata, assumendo quella che è la sua vera identità solo dopo il giro di boa. Ciononostante le avvisaglia di quale essa sia cominciano presto ad affiorare davanti agli occhi e nella mente di chi ha una certa dimestichezza con questo tipo di storie, alle quali si può rimproverare una mancanza di originalità, ma soprattutto una certa prevedibilità. Due difetti, questi, che concorrono a determinare il destino dell’operazione e a limitarne il cammino. Ed ecco che la storia e i personaggi che la animano finiscono nel calderone del già visto, in quel filone laddove trovano posto quei film che hanno il retrogusto della minestra riscaldata e del rimpasto rispetto a qualcosa al quale il pubblico ha potuto più volte assistere. L’ultima pellicola firmata da Ásgeirsson purtroppo ha davvero poco da aggiungere.
Ciò che tiene a galla l’opera sulla soglia della sufficienza va cercato dunque altrove. L’altrove però non è nel livello di tensione che riesce a raggiungere con un percorso caratterizzato da pochi picchi degni di nota, piuttosto nelle emozioni cangianti che l’autore riesce a offrire allo spettatore grazie alla one-line della protagonista e alla direzione dell’attrice che la interpreta. Meritevole di attenzione è infatti la performance di Olga Boladz nei panni di Anna, che rappresenta a conti fatti la scialuppa di salvataggio che tiene a galla il film insieme agli scenari mozzafiato dell’Islanda che fanno da cornice.

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

venti − 18 =