Widows – Eredità criminale

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Un debito da saldare

Veronica Rawlins è sposata con Harry e con lui ha ancora una relazione appassionata e sensuale, ma l’uomo muore durante un colpo, perpetrato ai danni del gangster nero Jamal Manning, che sta cercando di entrare in politica. Jamal vuole soffiare il distretto di Chicago dove vive alla famiglia Mulligan, la quale lo controlla da sempre ma candida il meno esperto Jack dopo che alcune accuse e l’età hanno reso impresentabile il suo oppressivo padre Tom. Il colpo di Harry finisce non solo in una strage in cui muore tutta la sua banda, ma pure in un incendio che brucia il denaro, tanto che Jamal decide di chiedere un risarcimento a Veronica, cui il marito ha lasciato una bella auto e un lussuoso loft, oltre che una cassetta di sicurezza in cui è nascosto il suo quaderno degli appunti su un prossimo colpo. Veronica decide di realizzare quella rapina e cerca di convincere le altre vedove della banda, Linda Perelli e Alice Gunner, a essere sue complici.

Chi negli anni Ottanta ha frequentato la tv britannica avrà sicuramente riconosciuto in questa sinossi qualcosa di familiare nei fatti e nei personaggi. Questo perché l’ultima fatica dietro la macchina da presa di Steve McQueen dal titolo Widows – Eredità criminale, nelle sale nostrane a partire dal 15 novembre con 20th Century Fox dopo l’anteprima mondiale al Toronto International Film Festival dello scorso settembre, non è altro che l’adattamento cinematografico dell’omonima serie televisiva nata dalla penna di Lynda La Plante, le cui due stagioni andarono in onda su ITV nel lontano 1983 e nel 1985 (con un sequel in sei episodi battezzato She’s Out del 1995 che riprendeva gli eventi dieci anni dopo).
Al regista inglese è stato affidato il compito di riesumare dalle ceneri del passato l’ennesima prodotto andato disperso nei meandri del tubo catodico, per ridargli nuova vita sul grande schermo e accontentare così gli irriducibili nostalgici dei bei tempi che furono. Ovviamente il processo di riscrittura ha richiesto, come altre operazioni analoghe che non stiamo qui ad elencare, una serie di modifiche più o meno sostanziali al plot della matrice originale che ha visto in primis un’attualizzazione e uno spostamento topografico del racconto. Ambientato nella Chicago dei nostri giorni, in un periodo di agitazione e tumulti, in Widows ritroviamo quattro donne, senza nulla in comune tranne il debito lasciato dalle attività criminali dei mariti, uccisi durante un colpo andato male, decidere di unirsi e prendere in mano le redini dei loro destini.
Per il suo quarto film, McQueen prende ciò che gli è stato dato in eredità dalla serie e lo comprime all’interno delle due ore e poco più di timeline a sua disposizione. Quanto basta per dare forma e sostanza sin dallo spettacolare incipit in montaggio alternato al classico heist movie in odore di romanzo criminale, che ci scaraventa nel mezzo di una duplice lotta per il potere, consumata ai piani alti a colpi di voti e tra le strade con folate di violenza, detonazioni e proiettili. Il tutto sorretto alla radice da un thriller corale giocato sui piani temporali e su un aumento esponenziale della componente action. Ma i meccanismi mistery a incastro che lo reggono appaiono alla lunga prevedibili almeno quanto lo sono stati per un’operazione analoga come Ocean’s 8, a differenza delle scene balistiche e cinetiche che rappresentano una componente sulla quale fare affidamento nei momenti di maggiore difficoltà.
Il risultato può contare sulle performance di un cast davvero ben assortito e di grandissima qualità nel quale spiccano Viola Davis nei panni della Rawlins e il premio Oscar Robert Duvall in quelli di un arcigno ex politicante di nome Tom Mulligan. Senza il loro contributo alla causa probabilmente la pellicola in questione avrebbe sofferto ancora di più, potendo contare solo ed esclusivamente sulle capacità registiche e sulla direzione degli attori del cineasta britannico. Quest’ultimo, con un film come Widows, sembra essere intenzionato a intraprendere strade lontane da quelle percorse in passato e con esiti degni di di nota (a cominciare dal folgorante esordio Hunger sino al più recente e pluridecorato 12 anni schiavo), ma speriamo che ci sia qualcuno che lo convinca a fare retromarcia.

Francesco Del Grosso

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