Venus

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Essere di questo mondo

«Io non sono di questo mondo… il mio corpo è un costume che non riesco a togliermi». Comincia così il lungometraggio della regista e sceneggiatrice canadese Eisha Marjara, manifestando sin da subito i sentimenti della protagonista. Non ci piacciono le definizioni e forse ancor più in questo caso sono da evitare anche perché uno dei meriti principali del film consiste proprio nel dar concretezza – con sensibilità – a queste parole, facendo comprendere a tutti cosa voglia dire essere transgender. Venus è un’opera «capace di trattare con ironia e semplicità le tematiche relative all’identità di genere, alla genitorialità e all’autodeterminazione, è riuscita a narrare in modo brillante realtà troppo spesso relegate al dramma, qui invece trasformate in messaggio di speranza», si legge nella motivazione della giuria, che l’ha decretata come miglior lungometraggio alla 32esima edizione del Festival MIX Milano.
Sid (Debargo Sanyal) è un uomo che è nato e vive in Canada, ma proviene da una famiglia tradizionalista indiana per cui avverte anche la pressione delle proiezioni dei suoi rispetto a un progetto di vita canonico (matrimonio con una ragazza di origini indiane, proprio come loro, e magari tanti nipotini). Le cose, però, non sono come loro desidererebbero. Sid si dichiara transessuale e lo comunica ai suoi quando è già in fase di transizione. Le novità non sono finite qui: letteralmente da un momento all’altro, irrompe Ralph (Jamie Mayers), un quattordicenne che si dichiara di essere suo figlio. Per quest’ultimo c’è sì l’impatto della scoperta che suo padre stia diventando una donna, ma al contempo dimostra più lungimiranza di tanti adulti che ruotano attorno a Sid, compreso il compagno Daniel (Pierre-Yves Cardinal).
Venus diventa, minuto dopo minuto, una storia d’amore verso se stessi e verso l’altro, con leggerezza e profondità riesce a veicolare tutte le difficoltà di chi vuole dar spazio alla propria identità in un mondo che non sempre (o non ancora) è pronto ad accogliere e includere (per richiamare il tema del MIX di quest’anno). Lo stile della Marjara si sposa benissimo col tono che si è voluto dare al film, richiamando innegabilmente tocchi e fotogrammi di dolaniana memoria (dai rallenti – in particolare è molto significativo uno in cui lui cammina a centro strada e si vede arriva incontro lei, a trasformazione avvenuta e come sente di essere – all’utilizzo della musica, passando per alcune espressioni facciali).
«Venus è primariamente una storia sul concetto di famiglia e su ciò che davvero costituisce una famiglia e una casa» (dalla nota ufficiale).
Si può essere se stessi? Il film ci mostra una strada, alla società e di conseguenza a noi l’“ardua” sentenza.

Maria Lucia Tangorra

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