Unknown Soldier

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Un altro capitolo di storia

Se per la Svezia il film più costoso di tutti i tempi è il bellissimo Fanny e Alexander di Ingmar Bergman (1982), per la Finlandia vi è indubbiamente Unknown Soldier, realizzato nel 2017 da Aku Louhimies, tratto dall’omonimo romanzo di Väinö Linna (tradotto in italiano “Croci in Carelia”) e costato ben sette milioni di euro (se si pensa che a Hollywood tale cifra può permettersela soltanto il 20% dei film di guerra, ci si rende ancor meglio conto della portata di tale operazione).

Tale importante progetto è stato presentato in anteprima in Italia durante l’ottava edizione del Nordic Film Fest e ha dato modo a tutti di conoscere più da vicino un ulteriore episodio della Seconda Guerra Mondiale, di importanza centrale per un paese come la Finlandia.
Ci troviamo nel 1941, in piena guerra. Da poco è terminata la Guerra d’Inverno tra la Russia e la Finlandia, dove quest’ultima ha perso il territorio della Carelia. I soldati tornati a casa, tra cui il veterano Rokka, devono, tuttavia, tornare sul fronte, lasciando a casa mogli e figli, al fine di combattere per il proprio paese e rivendicare la recente sconfitta. Nonostante le diverse provenienze e i differenti stili di vita, la causa comune riuscirà a fare da forte collante.
Questo importante lavoro di Aku Louhimies sta a rappresentare, in primis – di fianco a un grande, grandissimo amore per la patria – una forte disapprovazione nei confronti di ogni conflitto bellico. A prescindere dalle cause scatenanti. Particolare attenzione, dunque, è dedicata agli stessi soldati, rappresentati dal regista come persone dotate ognuna di grande umanità e di una grande fragilità. Malgrado il coraggio dimostrato in battaglia, ognuno di loro ci appare collocato in un contesto a lui estraneo, così come lo sarebbe a ogni altro essere umano. Fortuna che, nella tragedia, vi sono anche importanti momenti di forte cameratismo atti a stemperare la tensione dei protagonisti e – perché no? – anche a far riprendere fiato allo spettatore. Non si può non pensare, in momenti come questi, al bellissimo torneranno i prati del maestro Ermanno Olmi (girato nel 2014 e ambientato durante la Prima Guerra Mondiale), dato lo spirito cameratesco dei soldati al fronte e il mostrarci i loro lati più umani.
Dall’altro canto, scene di battaglia a dir poco mozzafiato – grazie a una regia che ben sa gestire situazioni del genere – non esitano a mostrarci atroci morti, cadaveri smembrati e chi più ne ha più ne metta, per momenti che tanto stanno a ricordarci il cinema di Mel Gibson e che, nella loro cura di messa in scena, non ci appaiono, di fatto, mai gratuite o fini a sé stesse.
In poche parole, in Unknown Soldier Aku Louhimies ha curato minuziosamente ogni singolo aspetto, non lasciando nulla al caso (salvo essersi lasciato prendere eccessivamente la mano da un commento musicale a tratti ridondante), ma, al contrario, raccontandoci la guerra in ogni sua sfaccettatura. Ed ecco che l’”unknown soldier”, il milite ignoto, è la storia di uno, come di tanti giovani che hanno visto la loro vita spezzarsi troppo presto. A sostegno della tesi che, a suo tempo,lo stesso Erasmo da Rotterdam ha proclamato: non v’è mai una guerra giusta.

Marina Pavido

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