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Un altro Ferragosto

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VOTO: 9

Ventotene ventotto anni dopo

Sono passati esattamente ben ventotto anni da Ferie d’agosto, il secondo lungometraggio di Paolo Virzì. Quest’ultimo, esordì, per esattezza, come regista cinematografico nel 1994 con La bella vita. Non si può che gioire nel vedere Un altro Ferragosto, atteso e gradito sequel del celebre film campione di incassi, che segnò una svolta definitiva nella carriera del regista livornese, all’epoca trentaduenne. Ventotene ventotto anni dopo, ne è passata di acqua sotto i ponti, i protagonisti sono invecchiati, e alcuni, ahinoi, non ci sono più. Non possiamo che menzionare gli indimenticabili Piero Natoli, Ennio Fantastichini e Mario Scarpetta. Con Un altro Ferragosto, Paolo Virzì chiude definitivamente un cerchio che aveva aperto nel 1996, raccontando vizi, pregi e difetti delle famiglie Molino e Mazzalupi. Un’epoca, quella di allora, segnata dal berlusconismo, da una crisi economica non fortemente presente come lo è tutt’ora, c’era ancora la lira e non c’erano stati l’attentato alle Torri Gemelle e il COVID.
Il rischio di scrivere e dirigere un’opera come Un altro Ferragosto, degno sequel di Ferie d’agosto, a distanza di quasi trent’anni, era quello di non riuscire a coinvolgere pienamente critica, ma soprattutto pubblico, spostando l’ambientazione dal 1996 al 2024. Un arco cronologico in cui sono avvenuti innumerevoli cambiamenti e situazioni, che hanno cambiato, in un modo e nell’altro l’Italia di allora. Paolo Virzì insieme al suo storico amico e sceneggiatore Francesco Bruni, si concentra su una sceneggiatura che parte da dove Ferie d’agosto era finito, inserendo nuovi personaggi e aggiungendo i cambiamenti che ci sono stati nel corso degli anni. Le famiglie Molino e Mazzalupi fanno ritorno a Ventotene, dopo ventotto anni, location che fu protagonista di numerosi eventi per entrambe. Sandro Molino (Silvio Orlando), prossimo alla fine dei suoi giorni, viene richiamato sull’isola dal figlio Altiero (Andrea Carpenzano), sposato con il suo giovane compagno. Quest’ultimo era il figlio che Cecilia (Laura Morante) aveva in grembo nel film precedente, quando confessò a Sandro di essere incinta. Seguono all’appellò oltre a Cecilia, la figlia Martina (Agnese Claisse), l’amico Roberto (Gigio Alberti), Betta (Raffaella Lebboroni) e Graziella (Claudia Della Seta). Anche i Mazzalupi non mancano all’appello, o quasi, ritroviamo le vedove Luciana (Paola Tiziana Cruciani) e Marisa (Sabrina Ferilli), rimaste sole dopo la morte dei loro rispettivi compagni di vita, Ruggero (Ennio Fantastichini) e Marcello (Piero Natoli). Ad accoglierli sull’isola è Mauro (Sandro Vannucci), che all’epoca scelse di restare lì. I Mazzalupi sono e resteranno una presenza ingombrante, anche seppur cambiati. Ne è un esempio Sabrina (Anna Ferraioli Ravel), la figlia di Luciana, divenuta una nota influencer e prossima alle nozze con il trucido Cesare (Vinicio Marchioni).
L’inevitabile incontro tra i Molino e i Mazzalupi è come uno scontro tra due iceberg, generando una serie di vecchi rancori, battute al vetriolo e situazioni al limite del rocambolesco. Ma è proprio attraverso il loro ritrovarsi che scorgiamo un’Italia e un’epoca, per forza di cose, cambiate, segnate dai social, dagli smartphone, dagli iphone e da una classe politica diversa da come la si immaginava. Paolo Virzì, bravissimo nel descrivere in maniera grottesca vizi e difetti dei protagonisti, ci mostra un campionario umano segnato dal tempo che passa e dagli eventi che cambiano in maniera profonda l’animo umano, una generazione di giovani disillusi, che sembrano non riuscire a guardare a un ipotetico futuro. Ma è attraverso questo racconto che lo spettatore assiste a un’opera ben scritta, diretta e interpretata, dove ogni tassello viene inserito al proprio posto, descrivendo con cruda realtà un’epoca segnata da incertezze, ma che con lo sguardo critico e attento di Virzì, degno erede di Mario Monicelli è uno dei pochi registi in grado di farci ridere, piangere e provare nostalgia di un’epoca che non c’è più e che difficilmente ritornerà.

Giovanna Asia Savino

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