Tutti pazzi a Tel Aviv

0
6.5 Awesome
  • voto 6.5

Scrittori in erba

Nell’ambito della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, si sa, la sezione Orizzonti – grazie alla sua particolare attenzione nei confronti di nuovi e alternativi modi di fare cinema – risulta da sempre tra le più interessanti della storica manifestazione lidense. A tal proposito, indubbiamente degno di nota è il lungometraggio Tutti pazzi a Tel Aviv, presentato, appunto, all’interno della presente sezione e diretto dal cineasta palestinese Sameh Zoabi, il quale, già noto in ambito internazionale per essere uno degli sguardi più innovativi del cinema underground, ha dato vita, qui, a una bizzarra storia metacinematografica surreale ed esilarante.

Ci troviamo a Ramallah. All’interno di importanti studi televisivi viene girata la soap opera Tel Aviv on Fire, seguita con trasporto sia da arabi che da israeliani. Salam, un affascinante trentenne che non è mai voluto diventare adulto, riceve un impiego, grazie a suo zio, all’interno della presente produzione. Dal momento che, però, il ragazzo abita a Gerusalemme, ogni giorno deve passare attraverso un posto di blocco israeliano. Qui il giovane incontrerà il comandante Assi, la cui moglie è una grande fan della soap opera. Al fine di impressionare quest’ultima, dunque, l’uomo inizierà a dare un suo contributo alla sceneggiatura, stravolgendo completamente la linea originale e spingendo, allo stesso modo, Salam a iniziare a scrivere di suo pugno gli episodi.
Sono una serie di gag e una (non troppo) velata critica alla situazione politica locale i pilastri su cui si fonda il presente lavoro. Attingendo a piene mani – ma creando, allo stesso tempo, qualcosa di totalmente nuovo – Sameh Zoabi ha dato vita a una commedia brillante e complessivamente riuscita che stilisticamente parlando sembra scostarsi molto dalla linea produttiva riguardante la maggior parte dei lungometraggi israeliani (o meglio, i lavori che sono stati distribuiti al di fuori dei confini nazionali), abbandonando la forte componente realistica per acquistare un taglio quasi da commedia underground statunitense. Impossibile, a tal proposito, non pensare a Stardust Memories di Woody Allen, oltre al capolavoro metacinematografico per eccellenza, che è lo splendido Effetto Notte di François Truffaut.
Lo spettatore, dunque, è ben lieto di godersi questo riuscito prodotto ai limiti del paradossale che, per tutta la sua durata, non ha paura di manifestare un’evidente critica sociale, mantenendosi, allo stesso tempo, garbato e delicato.
Ciò che del presente lavoro, tuttavia, purtroppo non convince è, di fatto, proprio la sceneggiatura. Se, infatti, all’interno del racconto sono presenti non pochi elementi in grado di stravolgere completamente le sorti dei protagonisti (vedi, ad esempio, l’affascinante attrice protagonista che tenta di allontanare Salam dalla sua ex fidanzata, di cui è ancora innamorato), ecco che questi stessi vengono abbandonati al loro destino per non essere mai più ripresi, in un finale che ci appare, purtroppo, eccessivamente sbrigativo, come se lo stesso regista – analogamente a quanto è accaduto più volte al protagonista – avesse vissuto in prima persona il tanto temuto blocco dello scrittore. Scherzi del fato? Possibile. Eppure, nonostante tutto, indubbiamente un lavoro come il presente non verrà dimenticato tanto facilmente.

Marina Pavido

Leave A Reply

tre × uno =