La città che cura

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8.0 Awesome
  • voto 8

Insieme è meglio

Nei primi anni 2000 nei quartieri della periferia di Trieste nasce Microarea, un progetto di salute e coesione sociale che interviene sul territorio per ridurre le disuguaglianze della salute. Ponziana è il primo quartiere dove il progetto è stato attuato”.
La missione degli operatori di Microarea è di rendere meno gravose le difficoltà delle persone che assistono. La missione di Erika Rossi, regista del documentario La città che cura, è di far sapere al mondo che Microarea esiste e qual è il suo contributo. La regista triestina, che da anni racconta storie provenienti dal suo territorio, con spirito di passione civile si carica la macchina da presa in spalla e si mette alle calcagna degli operatori del progetto durante le loro fatiche quotidiane adottando quel pedinamento zavattiniano che sa sempre rivelarsi utile.
In questo racconto di: “un progetto di salute sul territorio di eredità basagliana in una periferia come tante, quella di Ponziana a Trieste, in cui la solitudine e le difficoltà rendono la vita degli abitanti sempre più difficile[…]”; la Rossi mette in opera una regia essenziale e tutta votata all’osservazione e registrazione delle vicende dei suoi protagonisti. Lo fa mantenendo sempre grande delicatezza e rispetto, restando sempre un passo indietro, sforzandosi di non essere invadente, ma senza risparmiarsi nel registrare le sua testimonianza del lavoro di Microarea.
Nel documentario viene anche fuori la fatica degli operatori di raccontare Microarea all’esterno, a chi non ne fa parte. Perché? Non è poi così difficile da capire. Come si può generalizzare, schematizzare, in modo da poterlo esporre con agio in una presentazione Powerpoint, il concetto di famiglia? O il concetto di comunità? Perché è di questo che stiamo parlando. L’idea che viene trasmessa non è tanto quella di un servizio sanitario, quanto quella di una famiglia. Il quartiere non è più semplicemente un posto dove più persone vivono, medesimo luogo per vite isolate, ma comunità vera, residenza comune di vite intrecciate. Ci appare dunque quantomai azzeccato il titolo La città che cura, città intesa nel suo significato più alto di comunità, dove nessuno viene lasciato indietro.
Presidio di umanità in una di quelle periferie di cui tutti parlano ma delle quali ben pochi si occupano in concreto, Microarea viene mostrata nel suo portare avanti una missione faticosa e difficile, nella quale ogni giorno sembra quasi di dover ricominciare da capo ed ogni piccolo successo deve essere difeso strenuamente. Attraverso l’occhio della macchina da presa puntato da Erika Rossi anche noi veniamo trasportati all’interno di questo micro-cosmo che, soprattutto nel clima sociale odierno nel quale, è fin troppo facile tacciare di “buonismo” o di “lotta ai mulini a vento”. Epperò, sforzandosi di non cedere al cinismo, questa fatica quotidiana un briciolo di speranza nel mondo e nell’uomo ce lo restituisce, regalandosi e regalandoci nel finale un raggio di ottimismo.

Luca Bovio

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