Trivisa

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7.0 Awesome
  • voto 7

Handover Rhapsody

Mentre la prima visione regalataci dalla serata d’apertura del 18° Far East Film Festival, ossia il kolossal coreano The Tiger, si è rivelata a conti fatti modesta e molesta, per via di quella ferocissima belva in computer grafica che balzava da un bordo all’altro dell’inquadratura più o meno con le stesse movenze del Millennium Falcon nello Spazio, facendoci così rimpiangere la ben più genuina tigre con cui un tempo lottava Sandokan, è stato ancora una volta il cinema di Hong Kong a conferire un sapore autentico a questa giornata inaugurale. Parte del merito tanto per cambiare va a Johnnie To. Assieme al fidato collaboratore Yau Nai-hoi, suo partner creativo in svariate imprese cinematografiche targate Milkyway, l’amatissimo film-maker hongkongese ha infatti prodotto un thriller capace di rievocare le atmosfere, i vorticosi intrecci, gli stessi contrasti di personalità di cui il genere, nel suo cinema, si è spesso e volentieri fatto carico.

A raccontarci le parabole prima in ascesa e poi declinanti dei Tre Re dei Ladri, figure mitopoietiche ricalcate su un terzetto di criminali che, agendo separatamente, avevano movimentato e di parecchio la cronaca nera di Hong Kong,  sono peraltro tre giovani autori usciti fuori grazie al concorso Fresh Wave: Frank Hui, Jevons Au e Vicky Wong. La fiducia concessa loro da Johnnie To & soci è stata ripagata davvero bene. Trivisa è infatti un thriller che, oltre a essere girato in perfetto stile (lode quindi ai tre cineasti emergenti, ciascuno dei quali ha lavorato su un particolare segmento del racconto), ha buon gioco nel ricreare un’atmosfera crepuscolare, atmosfera riferita qui con molta sagacia al clima di incertezza e di instabilità sociale che si respirava, ad Hong Kong, nel momento cruciale dell’Handover: il trasferimento di sovranità dalla Gran Bretagna alla Cina, avvenuto nel 1997. E proprio la differente (e più austera, burocratica) mentalità dei personaggi provenienti dall’entroterra cinese, in questo film che articola positivamente l’azione su diversi piani, diviene oggetto di alcuni lampi di cupa, intelligente ironia. Sorretto anche da un cast che raccoglie diversi grandi nomi dello star system hongkongese (da Lam Ka-tung a Richie Jen, da Jordan Chan al grassoccio e onnipresente Lam Suet), Trivisa non delude né a livello di intreccio, né in quanto ad amarcord di genere, né per le amarognole riflessioni sulla crisi di una società, che le rocambolesche peripezie di questi criminali un tempo famosi in qualche modo rispecchia.

Stefano Coccia

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