Torna a casa, Jimi!

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Da una parte all’altra

Correva l’anno 1974 quando Cipro, a seguito dell’invasione turca, venne sconvolta da una guerra lampo, con la conseguente divisione forzata dell’isola e delle due comunità che la popolavano, quella greco-cipriota e quella turco-cipriota. Nonostante la recente apertura dei checkpoint e l’ingresso nell’Unione Europea, questa separazione persiste tuttora, ed è rappresentata dalla Linea Verde, una zona cuscinetto presidiata dall’ONU che taglia in due l’isola e la capitale Nicosia in nord e sud. Un muro materiale e psicologico lungo 180 km, che ricorda tanto quello tristemente famoso che separava Berlino durante la Guerra Fredda. Ciò fa della città cipriota l’ultima capitale europea divisa in due da una barriera composta da una sequenza di case distrutte dalle bombe, filo spinato e muraglioni di sacchi di sabbia o di taniche di latta, che la fanno sembrare una zona di guerra quando invece non lo è, o almeno non lo è più. Da quel conflitto di anni ne sono trascorsi 45 e le cicatrici su quella terra martoriata sono ancora ben visibili, eppure non se n’è mai parlato abbastanza, anzi al dire il vero sempre troppo poco.
Nei decenni la Settima Arte se n’è occupata, ma anche nel suo caso non a sufficienza, tant’è che le pellicole ambientate in quel periodo o incentrate sull’incresciosa questione che tanto dolore e sangue ha provocato e continua a provocare nella popolazione locale di entrambe le etnie si contano sulle dite delle mani. In effetti alla mente torna solo una manciata di titoli tra cui Fango di Dervis Zaim e Evaporating Borders di Iva Radivojevi, alla quale si va ad aggiungere il più recente Torna a casa, Jimi!, già vincitore del premio per il miglior film nella sezione International “Narrative Competition” del Tribeca Film Festival 2018 e nelle sale nostrane a partire dal 18 aprile con Tucker Film dopo l’anteprima italiana alla 20esima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce.
L’opera prima di Marios Piperides, che sulla situazione in cui versa la sua terra natia si è già pronunciato in due lavori sulla breve distanza, ci porta al seguito di Yiannis, uno spiantato musicista greco cipriota che vive a Nicosia in prossimità della zona cuscinetto dell’ONU. È stanco della vita sull’isola, della crisi economica e dell’eterno problema che affligge Cipro. È stato appena lasciato dalla sua ragazza storica, Kika, e intanto gli strozzini e la padrona di casa gli stanno col fiato sul collo. È intenzionato a lasciare Cipro una volta per tutte, in compagnia dell’amato cagnolino Jimi. Ma i suoi piani sfumano ad appena tre giorni dalla data prevista per la partenza, allorché Jimi sfugge al suo controllo e oltrepassa la zona cuscinetto sconfinando nella “zona turca”. Attraversato il posto di blocco, Yiannis riesce a trovare il cagnolino, ma deve fare i conti con la legge europea che vieta il trasferimento di animali da una “zona” all’altra. Il musicista si ritrova quindi bloccato nella “zona turca”, alla ricerca di un modo per far tornare indietro il suo cane lottando contro tutto e tutti, compreso il tempo. E “fare di tutto” significa una cosa sola, violare la legge, perché il povero Jimi è diventato automaticamente merce di contrabbando.
Rispetto alle opere realizzate dai connazionali, quella firmata da Piperides si muove su binari decisamente opposti, a cominciare dall’approccio alla materia che in Torna a casa, Jimi! si tinge dei colori della commedia, ma con qualche pennellata di dramma a ricordare allo spettatore ferite ancora aperte e a rilanciare ulteriori spunti di riflessione. L’improbabile e spericolata odissea che ne scaturisce prova a suo modo, con le “armi” rispettose e inoffensive dello humour a volte assurdo e a volte pungente, a riaccendere i riflettori su tutta una serie di paradossi che pesano sulla quotidianità degli abitanti di Nicosia, tra cui quella che impedisce ad animali, piante o prodotti alimentari di essere trasferiti dal settore greco di Cipro a quello turco. E viceversa.
La devozione di un uomo per il suo cane, ispirata a un fatto vero a cui ha assistito il regista, è di fatto quanto di più semplice e al contempo simbolico la penna dell’autore potesse partorire. Ciononostante questa micro-trama, animata da un soffio di piacevole e delicata leggerezza che strappa in più di un’occasione un sorriso, si dimostra capace di trasferire sullo schermo molto di più di una facile e furba morale a buon mercato. Salvo un paio di scene (in primis quella del discorso di Hasan durante il viaggio in macchina verso la fattoria) in cui si avverte qualche timido ma chiaro tentativo di sottolineare in maniera più accentuata e didascalica l’argomento chiave, la pellicola riesce a trasferire sullo schermo le complesse dinamiche sociali della Cipro di oggi: la divisione, i complessi problemi legati alla perdita della proprietà, l’assurdità della paranoia diplomatica tra le due comunità e la spinosa questione dei coloni turchi, che in tutti questi anni sono rimasti senza volto e sono usati solo come cifre durante i negoziati a opera dei politici di entrambe le parti. Piperides sceglie un passo più morbido per entrare a gamba tesa su questa mole di temi dal peso specifico non indifferente, ma per fortuna non permette a nessuno di questi di schiacciare tanto la scrittura quanto la sua messa in quadro. E ad aiutarlo arriva in soccorso anche il contributo davanti la macchina da presa di Adam Bousdoukos nelle vesti di Yiannis, che abbiamo conosciuto qualche anno fa in Soul Kitchen di Fatih Akin. Qui presta corpo e voce a un personaggio che non si può non amare, diviso tra la crisi economica (e non solo) del suo Paese e quella personale con la quale non può non fare i conti nel vero senso della parola.

Francesco Del Grosso

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