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The Trainer

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VOTO: 7

Un eroe del nostro tempo

La mattina del 20 ottobre 2024 si è finalmente palesato all’attenzione della critica il titolo forse più atteso del concorso Progressive Cinema alla Festa del Cinema di Roma. Si tratta di The Trainer del veterano Tony Kaye. Il quale prende a pretesto una vicenda forse parzialmente autobiografica scritta da Vito Schnabel (figlio del regista Julian) per imbastire una sorta di folle videoclip della durata di 95 minuti circa. Delusione? Assolutamente no. Siamo ovviamente distanti da certo cinema spietatamente antropologico tipo American History X (1998); qui la parte del leone la fa la satira più scatenata e fuori di testa, in grado comunque di conoscere momenti di pausa. Jack (interpretato dallo stesso Vito Schnabel, anche sceneggiatore del lungometraggio) prova a vendersi come trainer fisico e mentale. Sulla sua strada si parano vip del calibro di John McEnroe e Lenny Kravitz (nella parte di loro stessi), che però rispondono picche. Jack ha comunque “inventato” e brevettato un “cappello pesante” che pare il copricapo di Mercurio, capace di fornire a chi lo indossi la carica per aver successo. Potrebbe essere quella la chiave per raggiungere il paradiso della fama e della ricchezza.
Già dalla lettura di queste scarne note appare chiarissimo l’intento di Kaye e Schnabel: mettere alla berlina sia l’intento del successo a tutti i costi che soprattutto l’American Dream analizzato nella propria interezza, una pazzia senza ritorno finalizzata ad essere investiti di milioni di bigliettoni verdi. Evidentemente Tony Kaye aveva qualche sassolino nelle scarpe e ha approfittato di The Trainer per toglierseli definitivamente. Usando lo stile roboante – con spesso sequenza brevissime ed urlate – tipico dei videoclip, vista anche la sua esperienza nel ramo. Parola d’ordine, quindi, conquistare i giovani attraverso il linguaggio, al contempo allertandoli sul pericolo di una ricerca ossessiva del capitale. Un messaggio quasi didattico che ha goduto della collaborazione di uno stuolo di attrici ed attori famosi, qui impegnati in piccoli camei. Gente come Gina Gershon, Sharon Stone, Paris Hilton descrive alla perfezione la distanza sociale tra comuni mortali e personalità dell’empireo, nonostante le prediche secondo le quali, in una società democratica e paritaria (vagamente utopica), tutti siamo assolutamente uguali l’un l’altro. Bella storia, che The Trainer smonta sagacemente sequenza dopo sequenza. Anche se resta, alla fine della giostra, l’impressione di una certa fatica a raggiungere, per il film, uno standard di durata mediamente accettabile. Poco male, visto che il messaggio arriva forte e chiaro a tutti coloro che hanno bisogno di un ripassino sulle modalità di funzionamento di determinate regole sociali in cui le scorciatoie o sono molto rare oppure totalmente inesistenti.

Daniele De Angelis

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