The Rover

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7.0 Awesome
  • voto 7

On the road again

Dopo un esordio folgorante come Animal Kingdom, pare quasi naturale, necessario per un giovane e osannato autore rincarare la dose, estendere i confini di quel mondo di bestialità e violenza fino a inglobare gli universi potenzialmente infiniti dei generi, del road movie, del western, della fantascienza distopica.
É proprio un mondo post-apocalittico quello che David Michôd dipinge in The Rover, è un mondo agli sgoccioli quello che il suo oscuro protagonista (un glaciale e barbuto Guy Pearce) batte in lungo e in largo con apparente sicurezza e ferrea determinazione nell’implacabile caccia a degli sgangherati ladri d’auto. Un’Australia più desolata e selvaggia che mai che strizza gli occhi a Mad Max o alla desertica realtà di The Road (avendo più da spartire, alla resa dei conti, col secondo piuttosto che col primo), teatro scarno e crudele quanto i disperati che lo attraversano. Un western in piena regola con i suoi stranieri senza nome (letteralmente) psicopatici, tormentati e inesorabili, coi suoi duelli improvvisi, di una violenza schizofrenica pronta a sparire fulminea come è arrivata, col suo cinismo desolato e la sua filosofia elementare di sopravvivenza.
É tra questi nuovi, vastissimi confini, in questo futuro distopico ma più che mai proiezione del presente (nessun cataclisma, solo gli effetti, nel lungo termine, della crisi economica) che viaggia, su quattro ruote, la personificazione di un nuovo male che dilaga e che ha fatto dell’impunità la sua vera ragione d’essere. Con un Robert Pattinson eccellente, vero trascinatore del film, giovane fragile ma allo stesso tempo pericolosamente instabile, perfettamente plasmabile, a comporre, col suo comprimario, un’inedita (ma non troppo) coppia che, non a caso, ricorda dinamiche alla Breaking Bad, Michôd mette in scena la perdita di umanità, la caduta nell’ombra in un percorso di formazione ribaltato, senza meta, senza speranza, senza più alcuna razionalità.
É proprio sulla mancanza di senso che il regista punta esasperatamente l’attenzione dai primi (tutta la vicenda ruota attorno al furto di un’auto e al tentativo di ritrovare questa e gli uomini che l’hanno rubata) agli ultimi, spiazzanti fotogrammi, sulla mancanza di ragione di un mondo in cui anche le parole perdono di significato, in cui i dialoghi divengono sempre più scarni, vuoti, dove una domanda può essere fatta una, due, mille volte, senza che alcuno si degni di rispondere.
Una realtà impazzita, senza più bussola di orientamento, senza più alcuna giustizia o senso morale a cui aggrapparsi.
The Rover, al di là di scenari più o meno profetici, di spunti allegorici più o meno interessanti, pur non eguagliando nemmeno lontanamente quello che è stato Animal Kingdom, resta un buon ibrido capace di far convivere in sé, disinvoltamente, suggestioni, generi e tematiche. Un tentativo forse troppo ambizioso, forse anche (ma solo alla luce dei precedenti) deludente, fallimentare ma non per questo drammatico segnale di un talento mancato, soffocato, già sparito; ma anzi, seppur in sottotono, in sordina, ancora fortemente vivo e presente.

Mattia Caruso

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