The Elevator

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Senza via d’uscita

Se pensiamo a un film di genere di produzione italiana ambientato quasi interamente all’interno di un ascensore, non può non venirci in mente il pregevole The End? L’Inferno fuori, diretto da Daniele Misischia nel 2017. Eppure, al momento, v’è un ulteriore lungometraggio che, giocando sulle note del thriller/horror (nello specifico, del thriller psicologico) dal respiro internazionale vede, per quasi tutta la sua durata, la medesima ambientazione del lavoro di Misischia. Stiamo parlando di The Elevator, diretto da Massimo Coglitore e con un cast internazionale all’interno del quale figurano James Parks, Caroline Goodall e Burt Young.

Tutto si svolge nella città di New York, il giorno del Labour Day. Jack Tramell è un acclamato conduttore televisivo di mezza età, single e piacente, il quale è solito condurre una trasmissione che, per la sua formula, tanto sta a ricordare il fortunato format “Who wants to be a Millionaire?”. Rientrato a casa da lavoro, l’uomo si imbatterà, all’interno dell’ascensore del suo palazzo, in una misteriosa signora che, dopo averlo tramortito con una scossa elettrica, lo legherà in modo da non permettergli di muoversi e inizierà a giocare con lui proprio come se si trovassero nella suddetta trasmissione televisiva. Stavolta, però, il prezzo da pagare sarà la vita stessa di Jack, il quale, rispondendo in modo sbagliato alle domande, rischierà di essere torturato e mutilato.
Con un incipit così accattivante, dunque, si necessita in primis di una scrittura di ferro. Soprattutto perché è proprio tale fattore a far sì che un lungometraggio con un’unica ambientazione funzioni senza intoppi e con un necessario crescendo man mano che ci si avvicina al finale. Ciò che, di fatto, il regista ha voluto mettere in scena è, dunque, una sorta di gioco perverso in cui ognuno è vittima e colpevole allo stesso tempo. In cui non ci sono né vincitori né vinti. Una formula, questa, già più e più volta utilizzata e che nell’arte dello scrivere vede proprio il suo cavallo di battaglia. Eppure, purtroppo, The Elevator pecca proprio in questo. Sorvolando, infatti, sulla non sempre convincente realizzazione da un punto di vista prettamente tecnico (cosa che, ahimé, capIta sovente nel momento in cui si lavora con un budget limitato), il problema principale di questo lavoro di Coglitore è proprio di perdere parecchio mordente man mano che si va avanti con la messa in scena.
Se, infatti, nel momento in cui tra i due si instaura questo tanto pericoloso quanto accattivante gioco, l’attenzione dello spettatore è ai massimi livelli, il tutto viene ben presto abbandonato per arrivare a una serie di domande – all’interno di una conversazione che arranca faticosamente verso il finale -atte a farci capire chi sia, in realtà, la misteriosa donna. Da questo momento in avanti, The Elevator finisce inevitabilmente per sgonfiarsi come un palloncino e persino per perdere di credibilità con tanto di involontarie risate da parte del pubblico.
Peccato. Ma, come già affermato, questo è uno dei rischi più alti nel momento in cui ci si imbatte in prodotti del genere. Il presente The Elevator è, dunque, un progetto che, seppur a budget limitato, pensa sin da subito in grande, ma che, decisamente fiacco e pericolosamente prevedibile, fatica parecchio a decollare e a coinvolgere gli spettatori. Persino quelli meno esigenti.

Marina Pavido

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