Beneath the Trees

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Il Signore dei Boschi

Promette bene sin dalle prime scene Beneath the Trees, ultima fatica dal respiro internazionale del regista Marco De Luca, presentata in anteprima al Fantafestival 2019. Promette bene perché sono soprattutto una regia sapiente, una fotografia curata fin nel minimo dettaglio e, non per ultime, inquietanti atmosfere con tanto di rimandi alle affascinanti tradizioni nordeuropee a far sì che il presente lavoro abbia tutte le carte in regola per dar vita a qualcosa di innovativo, ricercato e ricco di appeal. Eppure, da che mondo è mondo, non sono i primi minuti a stabilire il reale valore di un film. Vediamo più da vicino, dunque, in cosa il presente lungometraggio consiste.

Emily è una giovane studentessa universitaria a cui è sempre mancato l’affetto paterno e che ha da poco iniziato a frequentarsi con un coetaneo. Tutto sembra andare per il meglio, finché il ragazzo non le propone di prendere parte a una scampagnata nei boschi insieme a sua cugina, una ragazza tanto affascinante quanto misteriosa. Non appena i ragazzi iniziano ad addentrarsi in mezzo al bosco, tuttavia, nell’aria si percepisce immediatamente qualcosa di molto ma molto inquietante.
Beneath the Trees, dunque, attinge a piene mani dalle tradizioni anglosassoni, le quali vedono il cosiddetto Green Man quale padrone spirituale dei boschi. E se tale entità esistesse davvero? Dal momento che, comunque, il presente è un tema mai realmente approfondito, la cosa sembrerebbe anche interessante. Peccato soltanto che il regista stesso ci dia fin da subito l’impressione di non avere idea di dove andare a parare.
Se, infatti, ci appaiono alquanto ambigui gli sguardi che, durante il viaggio, i due cugini si scambiano sotto le espressioni perplesse della protagonista, ecco che tale controverso rapporto non viene praticamente mai approfondito a dovere. La stessa presenza della cugina del ragazzo, tra l’altro, se, dal momento stesso in cui ci viene presentata, sembra nascondere chissà quali segreti e chissà quali malvagie intenzioni, eccola sparire poco tempo dopo l’arrivo dei tre nei boschi, per non tornare mai più.
In seguito alla visione di Beneath the Trees, dunque, si prova quel fastidioso senso di incompiutezza che mal cela una confusione di intenti da parte del regista stesso. Incompiutezza accentuata anche da diversi elementi tirati in ballo per non essere più ripresi, come, ad esempio, le misteriose telefonate ricevute inizialmente da Emily e il rapporto di lei con suo padre. Ed ecco che tutte le riuscite suggestioni iniziali, tutti gli interessanti espedienti tirati in ballo per promettere mari e monti si sgonfiano inevitabilmente come palloncini facendo si che l’intero lungometraggio si riveli totalmente privo di sostanza.
Dispiace, dunque, che Marco De Luca abbia mancato totalmente l’obiettivo. Dispiace perché, registicamente parlando, il presente Beneath the Trees rivela una padronanza del mezzo cinematografico complessivamente buona. Eppure, con una tale mancanza di validi contenuti, tutto ciò ci appare quasi come uno sterile esercizio di stile di cui, in fin dei conti, ci importa davvero poco.

Marina Pavido

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