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The Companions

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VOTO: 7,5

Testimoni diretti

José María Flores è stato inserito nella lista Forbes 2022 tra i cinquanta cineasti spagnoli più talentuosi di sempre accanto a luminari del calibro di Almodóvar e Trueba. Il regista madrileno fa parte di quella nuova generazione di autori che sta dando alla cinematografia iberica un’incredibile visibilità a livello globale. Basta pensare ai numerosi riconoscimenti raccolti alle diverse latitudini dal suo primo cortometraggio La Fièvre, che gli hanno permesso di attirare su di sé e sul suo lavoro l’attenzione degli addetti ai lavori. E non è da meno il suo nuovo cortometraggio dal titolo The Companions (La Compañía), che dopo un lunghissimo e fortunato percorso nel circuito festivaliero è approdato in concorso all’ottava edizione del Saturnia Film Festival.
The Companions ci catapulta in media res al seguito di una giovane coppia che trascorre una rara serata fuori, lontana dai figli, trovandosi ad assistere a qualcosa a cui nessuno dovrebbe mai assistere. Ed è quel qualcosa, intorno al quale si è raccolta una nutrita folla di persone, che ruota il dramma umano e la componente mistery del plot.
Da lui scritto e diretto, lo short di Flores, così come il precedente, affascina non solo per la narrazione, ma anche per la sua capacità di toccare il subconscio. La narrazione prende forma e sostanza sia sul piano materiale che su quello immateriale, su quello fisico ed extra-corporeo. I piani si alternano fino ad arrivare a sovrapporsi e a mescolarsi senza soluzione di continuità in un epilogo dal forte impatto emotivo. La temperatura emotiva sale via via d’intensità in maniera febbrile sino a toccare il picco nel finale. Ciò avviene anche grazie alle interpretazioni di Alberto Amarilla ed Elisabeth Larena che con le rispettive performance si trasformano in un’ulteriore cassa di risonanza per lo straripante flusso emotivo che si riversa prima sullo schermo e di riflesso sulla platea.
Il tutto viene raccontato con e attraverso uno spettacolare quanto chirurgico piano sequenza la cui coreografia della macchina da presa sembra quasi “danzare” con i due protagonisti e con il coro greco di personaggi che frame by frame vanno a riempire la scena. Visivamente impattante e coinvolgente, il piano sequenza in The Companions non è tecnica fine a se stessa, ma come in Mother, si fa veicolo funzionale al servizio di una fruizione esperenziale e immersiva. La cinepresa di Flores, che diversamente da quella guidata dal connazionale Rodrigo Sorogoyen nel pluridecorato corto del 2017 si muove in esterno tra le strade e i palazzi di una città non meglio identificata e non tra le quattro mura soffocanti di una casa, segna le tappe di un racconto che mette lo spettatore di turno nella medesima condizione di scoperta dei personaggi coinvolti in scena, dandogli un ruolo attivo. Ed è questa partecipazione quasi interattiva agli eventi del fruitore che va oltre l’angoscia crescente offerta da Mother, il punto di forza di The Companions.

Francesco Del Grosso

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