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Marcello

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VOTO: 7,5

La magia del cinematografo

Maurizio Lombardi è sicuramente tra gli attori più versatili del panorama nostrano, lo dimostra la varietà dei ruoli interpretati e dei progetti ai quali ha preso parti sino ad oggi sul piccolo e grande schermo, che gli ha permesso di spaziare dentro e fuori dall’Italia se si pensa ad esempio alle recenti performance in M – Il figlio del secolo, Citadel: Diana o Ripley. Idem lo si può dire per il teatro, nel quale ha potuto confrontarsi anche con la regia. Esperienza che l’artista fiorentino ha recentemente sperimentato pure nell’audiovisivo passando per la prima volta dietro la macchina da presa per dirigere il cortometraggio Marcello, del quale ha firmato pure la sceneggiatura. Opera, questa, che gli ha dato e gli sti dando non poche soddisfazioni nel circuito festivaliero sin dalla sua prima apparizione pubblica ad Alice nella Città della 19esima Festa del Cinema di Roma, dove lo short si è aggiudicato il Premio Rai Cinema Channel. Un palmares già ricco di riconoscimenti al quale si è andato ad aggiungere anche il Nastro d’Argento di categoria. E chissà che non ne arrivino di nuovi, magari in occasione della partecipazione all’ottava edizione del Saturnia Film Festival, laddove la pellicola è stata presentata nella competizione italiana.
Al centro della storia troviamo il Marcello del titolo e Nino, due amici alquanto agli antipodi, ma uniti da un affetto sincero. Un giorno commettono una cazzata per vendetta, distruggendo un bar che appartiene ad un piccolo Boss di Quartiere. Nino e Marcello scappano e si separano. Il secondo finisce niente meno che a Cinecittà, dove sono in corso le riprese di un film. Marcello si ritrova così immerso in un universo fatto di magia, luci e ombre, coinvolto suo malgrado e ammaliato da qualcosa che non conosceva e di cui non aveva idea. Ma il sogno è destinato a spezzarsi.
Lombardi, che nel corto si ritaglia anche un piccolo ruolo, lasciando al collega del momento Francesco Gheghi quello del protagonista, porta sullo schermo un vero e proprio omaggio alla Settima Arte, alla sua magia secolare, oltre che alla nobile artigianalità che vi è dietro. E ci pensa un nostalgico monologo affidato al compianto Adamo Dionisi a ricordarci ciò che è stato e che ormai altro non è che un ricordo sbiadito. Catapultando il personaggio principale in uno dei templi del cinema, quello di Cinecittà, nel quale si respira storia ad ogni cm², nella mente dello spettatore non può non spalancarsi un’immaginario sterminato di emozioni, ricordi e suggestioni, un po’ come era stato per la giovane Mimosa di Finalmente l’alba nel momento stesso in cui mette piede negli Studios capitolini. Ed a quel mix che il regista toscano fa riferimento ed attinge per rievocare e far rivivere quella cornice da sogno nel quale il personaggio di Marcello (un nome cinematograficamente parlando che suona molto familiare) viene inghiottito e che rappresenta per lui una fonte inaspettata di salvezza. Esattamente il contrario della realtà tutt’altro che onirica che c’è fuori, che sa essere spietata e senza speranza per chi come i ragazzi del corto di Lombardi devono sfuggire alla violenza quotidiana e non gli è permesso di sognare. Marcello si muove tra le sfumature del dramma e della commedia per portare sullo schermo un racconto meta-cinematografico all’interno del quale si parla di arte, ma anche di vita e di morte, in un crocevia che dura il tempo di un cortometraggio.

Francesco Del Grosso

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