Sulle tracce di Goethe in Sicilia

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Con altri occhi, alla ricerca di mito e verità

Capita spesso che uno sguardo ‘forestiero’, tanto più se ‘artistico’, ci faccia osservare il Paese in cui siamo nati e cresciuti, da un altro punto di vista, facendoci rivalutare o, semplicemente, ‘guardare con altri occhi’, ciò che abbiamo dato per scontato. È molto interessante che il grande regista teatrale Peter Stein abbia deciso di esordire dietro la macchina da presa per realizzare un documentario, facendosi guidare dalle orme ‘lasciate’ dal viaggio in Sicilia di Wolfgang von Goethe, iniziato a Palermo il 2 aprile 1787 e raccontato in “Viaggio in Italia” (nel nostro Paese lo scrittore era arrivato nel settembre del 1786 e la Sicilia, in realtà, costituiva una delle tappe finali).
Il regista tedesco già aveva voluto fare i conti con Goethe, con una messa in scena ‘mastodontica’ di ben 21 ore di rappresentazione (in due giorni) del “Faust” intitolandola “Faust parte prima e seconda”, che Stein allestì per l’ Expo di Hannover nel 2000, con uno straordinario Bruno Ganz. Al Festival di Benevento nel 2007 «È vestito rigorosamente in grigio, con camicia più scura e senza cravatta. Prima è seduto, poi in piedi. Accanto a lui Giovanni Vitaletti suona una suite di Arturo Annecchino, tratta da quel Faust di sette anni fa. Stein ne recita alcuni passi salienti e famosi. Comincia con un tono basso e quasi monotono. Poi, salendo l’ ardore, s’immedesima nelle diverse voci dei personaggi, quasi salta, quasi accenna un passo di danza. Faust Fantasia di quell’ opera grandiosa non è che un pallido ricordo, una traccia, ma una traccia vibrante, fosforescente, come se lo spirito della Germania (il demone di Goethe e di Mann) fosse arrivato ancora una volta fino qui, fino in Italia, fino (anzi) nella Benevento che si vuole emiliana, o inglese» (dall’articolo del critico Franco Cordelli su ‘Sipario’).
Una testa illuminata e illuminante come quella di Stein, dopo aver impastato così le mani nella profondità e nella poetica goethiana, «questo nuovo viaggio serve al regista per mettere a confronto la Sicilia di fine XVIII secolo con quella di oggi, mostrando differenze inaspettate e sorprendenti somiglianze. In Sicilia Goethe cercava e trovò la classicità; allo stesso modo fa ora Stein, andando egli stesso alle origini della cultura europea».
Alle prime citazioni dal testo goethiano, riconosciamo subito il timbro caldo e traghettante della voce narrante di Alessandro Averone. «Un viaggio che segue le tracce di Goethe è un viaggio che permette di conoscere e scoprire la Sicilia in un modo nuovo, dalla prospettiva del poeta. Ed è un viaggio che vuole prendere in considerazione cosa rimane oggi dell’esperienza del poeta. Incontrando i siciliani, infatti, è possibile comprendere cosa essi vedono in lui: li ha soltanto lusingati con lodi e ammirazione, o davvero Goethe scoprì in loro qualcosa di speciale che gli altri visitatori non avevano notato?» (dalla nota ufficiale).
«Ci voleva coraggio alla fine del Settecento a intraprendere un viaggio dalla fredda e impervia Germania e arrivare, lungo varie tappe, in Sicilia su cui, peraltro, giravano poco rassicuranti leggende. Il 20 marzo 1787, il 37enne Johann Wolfgang Goethe, parte da Napoli con una nave verso Palermo per intraprendere un tour, carico di aspettative, di circa 40 giorni spinto dalla ricerca della classicità sognata e agognata».
Questo documentario, servendosi di voci autorevoli – da geografi a vulcanologi, dall’organista allo storico di architettura (Andrea Josè Di Pasquale, Vincenzo Guarrasi, Leoluca Orlando, Padre Gaetano Ceravolo, Manlio Speciale, Michele Cometa, Michele Buffa, Agata Villa, Giuseppe Parello, Elio Galvagno, Ruggero Moncada, Paolo Cipolla, Boris Behncke, Nicola Aricò) ci fa vivere le tappe di Goethe, ciò che aveva scoperto, attraverso quella curiosità spasmodica a cui il regista tedesco ci ha abituati e, al contempo, con un approccio scientifico e antropologico, nel continuo parallelismo tra allora e il momento in cui Stein ‘ripercorre i passi’. Se ci pensiamo, il punto di vista adottato dal nostro ‘Caronte’ non poteva essere diversamente, quasi a voler rendere omaggio alla ‘scienza goethiana’, con cui si indica l’approccio adottato dall’autore nello studio della natura.
Goethe rimase fortemente colpito dal clima e dalla città di Palermo sulla quale scrisse «Come essa ci abbia accolti non ho parole per esprimere: gelsi d’un verde appena nati, oleandri sempre verdi, spalliere d’agrumi […]; in un giardino pubblico [villa Giulia] grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria è dolce, mite, profumata; il vento tiepido. La luna sorgeva dietro ad un promontorio e si specchiava nel mare: quale godimento dopo aver passato quattro giorni e quattro notti in balia delle onde!».
Pensare a queste parole, sottolineate dalla ricerca e dai dialoghi di Stein con gli esperti, ci fa intuire come questi occhi ‘estranei’ e che sanno andare oltre tutto ciò che noi, abitanti di queste terre, diamo per assodato.
Sulle tracce di Goethe in Sicilia (prodotto da Zivagofilm) è proprio un iter di cui noi italiani dobbiamo essere grati per quello sguardo nuovo che ci dona, prendendoci per mano in ogni tappa col voice over che non è mai invasivo, anzi anticipa o arricchisce ciò che il regista teatrale sta per incontrare o con cui ha dialogato. L’autore de “I dolori del giovane Werther” manifesta un grande entusiasmo verso quel paesaggio – naturale e artistico – che lo aveva portato a muoversi, eppure non ha timore di mettere nero su bianco come tutto questo venga trascurato. Si resta, ad esempio, increduli nell’ascoltare la riflessione sul mercato – e su ciò che lascia – mentre scorrono le immagini di oggi sui cumuli di rifiuti. Restò talmente turbato da chiedere a un mercante spiegazioni e questi gli rispose: «si ha paura che, a portar via tutto questo letamaio, si veda ancor più chiaramente in quali pessime condizioni si trovi il lastricato della via; per cui si scoprirebbero alla loro volta anche le magagne della pubblica amministrazione».
Il doc gode di una bella intuizione, perché oltre alle parole di Goethe, ai passi veri e propri in terra sicula, le illustrazioni del pittore Christoph Heinrich Kniep che accompagnò – a suo tempo – lo scrittore rendono ancora più tangibile le parole che ascoltiamo da “Viaggio in Italia”. Tra i luoghi che incantano il regista ideatore de “I demoni”, quasi ‘contagiato’ da Goethe, il Santuario di Rosalia a Palermo o ancora il parco botanico fino al Tempio della Concordia di Agrigento.
«L’Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. […] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra […] chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita» (da “Viaggio in Italia”).

Maria Lucia Tangorra

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